Castello di Noli
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Comune di Noli: piazza Milite Ignoto, 6 - Noli (SV)
Telefono: 019 74 99 527
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Noli, origini antichissime

Dal punto di vista del tessuto urbano vedere Noli oggi e vederla nell'antichità non doveva essere troppo diverso. I due promontori che la cingono e l'altopiano delle Manie alle sue spalle devono aver sempre rappresentato i suoi ben definiti confini.
Ben diverso doveva invece essere l'aspetto della cittadina dal momento che le vicende storiche determinarono uno spostamento dell'insediamento dalla costa alle alture. Inoltre, il borgo si presentava munito di ben 72 torri, un numero che desta non poca meraviglia se si pensa che è lo stesso numero che ricorre per le torri di San Gimignano, della calabrese Caulonia e della laziale Priverno solo per citare i casi italiani.

Peccato che lo skyline nolese sia stato così ridimensionato, adesso solo 4 torri sono sopravvissute, le altre furono integrate in edifici posteriori dopo esser state mozzate per utilizzarne le pietre e i mattoni come materiale di reimpiego.
In effetti proprio al medioevo si faceva risalire la storia di Noli, così affermava l'archeologo Nino Lamboglia, sulla base degli elementi che aveva a disposizione; infatti egli pensava che il toponimo Noli derivasse dalla Neapolis, ossia la città nuova, cui si fa riferimento nelle fonti antiche quando si parla di una fondazione di età bizantina.

Sono state le più recenti ricerche archeologiche a cambiare completamente le nostre nozioni su Noli e a riscriverne completamente la sua storia più antica. I nuovi tasselli del mosaico sono arrivati a partire dal 2005, quando la data di nascita della cittadina dal VI-VII secolo d.C. è arretrata sino ai tempi della Roma repubblicana. Da cosa è stato possibile capire tutto ciò? Addirittura grazie al ritrovamento nella baia di Capo Noli di un approdo marittimo e resti di magazzini con una grande quantità di oggetti che testimoniavano l'attività mercantile nel mediterraneo.
Le scoperte non si son fermate qua, ed ecco scoperta anche una necropoli: un cimitero con tombe a incinerazione, vasi con le ceneri all'interno tanto per intenderci, che indica la presenza di un villaggio.

È possibile grazie agli studi eseguiti affermare che non solo Noli non sia nata in età bizantina, ma che già nel II a.C, quindi ben 700 anni prima, rappresentasse il punto di arrivo di merci e alimenti da diversi punti del Mediterraneo come è testimoniato dalle anfore provenienti da Francia, Spagna e Africa e che queste merci venissero in seguito smistate verso l'entroterra. Un ruolo non da poco per i tempi!

Nel Medioevo più remoto

Le condizioni che portarono alla scoperta dell'approdo sono particolari; i suoi resti vennero infatti alla luce grazie a uno scavo d'emergenza e se non fosse stato per la casualità di quel ritrovamento ancora adesso avremmo un'idea estremamente errata delle origini nolesi.

Le indagini archeologiche che seguirono la scoperta ci hanno permesso di capire che questa zona ai margini del borgo attuale, ma non solo questa, fu frequentata senza soluzione di continuità per tutto l'Alto-Medioevo.

Sebbene, nel frattempo, il porto fosse stato insabbiato, Noli non diminuì la propria importanza. Anzi, l'abitato si ingrandì e si concentrò intorno a un luogo definito santo per l'importanza del culto che vi si praticava. Stiamo parlando del culto di San Paragorio, un santo orientale martirizzato in Corsica insieme ai compagni Parteo e Partenopeo.
La domanda che sorge spontanea è come abbia fatto un martire orientale ad arrivare in Liguria. Ciò probabilmente è legato al fatto che le sue reliquie potrebbero esser state traslate a Noli all'epoca delle persecuzioni vandaliche, e ciò avrebbe dato origine al culto, forse nel luogo dove era stato costruito un piccolo edificio in sua memoria, e dove poi sarebbe stata creata nel secolo XI la chiesa che sarebbe diventata uno dei più importanti esempi del romanico della regione.

Oltre a rappresentare un gioiello dal punto di vista della testimonianza artistica un altro elemento giunge a conferma della sua importanza: il ritrovamento di un'epigrafe in cui si faceva riferimento a un vescovo Teodosio sepolto al suo interno, aveva indotto addirittura a pensare che fosse stata per un periodo sede vescovile, idea poi abbandonata per la mancanza di prove che testimonino un abbandono della sede vescovile di Vado.
Noli, nato come piccolo approdo, assume una certa importanza commerciale, in seguito strategica e anche religiosa.

Noli: grande porto del Medioevo

Dopo le distruzioni perpetrate da Rotari nel VII secolo, quando i longobardi, forti del declino del potere bizantino, conquistano la regione, nel 900 viene distrutta da un incendio e, a causa del pericolo delle incursioni dei pirati saraceni del Frassineto, covo della costa azzurra, che per oltre un secolo devastarono le coste dell’alto Tirreno e anche l’entroterra piemontese, avviene lo spostamento a monte dell'insediamento. Il sito scelto è il Monte Ursino e dai documenti sappiamo che nel 1004 si parla già di un Castrum Naboli, fortificato sull'esempio di molti altri insediamenti liguri che si premunivano nei confronti degli attacchi saraceni che andavano imperversando sulla costa.

All'inizio la fortificazione era composta solamente da una torre d'avvistamento, ma andò ampliandosi fino al XV secolo quando con la sua cinta muraria riuscì ad abbracciare anche la parte del paese nata a valle quando non fu più necessario vivere in altura.
La nascita della fortificazione non aveva avuto una funzione esclusivamente di protezione nei confronti della popolazione; rientrava nel programma di una casata, i Del Carretto, un ramo staccatosi dalla famiglia dei Clavesana e che aveva iniziato a costruire un proprio potentato.

La vera funzione del castello era, infatti, di controllare sia il mare e la costa sia la vecchia strada romana passante in collina nella località di Voze e utilizzata sino al XVIII secolo.
Questa strada, probabilmente la stessa citata da Dante nel Purgatorio (Canto IV, 25), era una via estremamente impervia e rendeva complicati i rapporti commerciali tra Noli e l'entroterra e obbligava la popolazione a impratichirsi con le attività marinare al punto di crearsi una piccola ma ben organizzata marineria che presto entrò in contatto per questioni commerciali con Genova.

L'importanza di Noli come potenza marinara è dimostrata dalla partecipazione alla prima Crociata (1096-1099). Occasione in cui armò due galee per la flotta genovese.
I privilegi e le ricchezze che seguirono questa impresa, oltre a permettere l'espansione del borgo nel secolo successivo, resero i nolesi talmente insofferenti al potere feudale che il Marchese Enrico Del Carretto nel 1192 concesse la piena libertà dando il via a una fase repubblicana che perdurò fino al 1797, anno in cui passò sotto la dominazione francese.

Dal XII secolo Noli si ritrovò a poter amministrare se stessa e dimostrò di farlo con saggezza. Quando fu chiaro che non c'era possibilità alcuna di competere con le vicine potenze di Savona e Genova, scelse con chi schierarsi, segnando per sempre l'andamento della propria storia. L'alleanza con Genova del 1202 portò vantaggi ad entrambe; se da un lato Noli, pur ridimensionata nei propri commerci, poteva godere della protezione genovese in caso di attacco veneziano, pisano o anche saraceno, dal canto suo Genova godeva di un doppio vantaggio poiché sottraeva il borgo dalla possibilità di essere annesso a Savona e permetteva lo sfruttamento di un ottimo avamposto in caso di guerre a ponente, particolarmente frequenti durante il XIII secolo.

Per tutto il XIV secolo Noli visse un periodo di grande gloria; il territorio della Repubblica arrivò ad espandersi in un areale che comprendeva i territori di Orco, Mallare, Segno e Vado fino quando il porto, troppo piccolo per potersi permettere un'adeguata evoluzione dei commerci, causò il suo inesorabile declino e una passiva partecipazione al destino della sua eterna alleata Genova.

L'intervento

Le mura del Castello presentavano diversi gradi di conservazione: a parti conservate e in parte restaurate, facevano da contraltare parti diroccate in precario stato di conservazione, nonché parti attaccate da vegetazione infestante e quindi non praticabili.

La torre, nella sua parte esterna, era in discreto stato di conservazione, mentre l'interno era solo parzialmente agibile. Il piazzale del maschio e i camminamenti circostanti si presentavano poco rifiniti e non adeguati a ricevere visitatori.
Le aree interne alle mura erano in buona parte in stato di abbandono, le fasce quasi totalmente incolte, i muretti a secco versavano complessivamente in uno stato di degrado.

Il sentiero interno ridotto ad un viottolo sconnesso ed impervio. Un accesso difficoltoso e la mancanza di impianti e utenze, ad eccezione di un vecchio sistema di illuminazione notturno monumentale, impedivano l'accesso al bene e la sua fruizione.

Con il progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) si intende mettere in sicurezza il sito con interventi su mura, parapetti e scalinate, si prevede la messa in opera di impianti ed allacci alle reti di utenze, l'Installazione di un sistema di illuminazione sia interno all'area che delle parti monumentali con finalità scenografiche.

In programma anche la valorizzazione del cortile del castello, con il ripristino di piccoli volumi edilizi per servizi ai visitatori, la creazione di un palco e di sedute per spettacoli all'aperto e l'installazione di arredi.
Previsti infine il ripristino dei muretti a secco, con l'utilizzo esclusivo di pietra locale e interventi di sistemazione della viabilità pedonale interna ed esterna alle mura, al fine di ripristinarne l'accessibilità.

Mappa
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