Castello di Godano
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Comune di Sesta Godano: piazza Marconi 1 - 19020 Sesta Godano (SP)
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Fax: 0187 87 09 21
I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello I resti del castello

Il borgo di Godano è posizionato al confine nord-est della provincia di La Spezia sulla sponda destra del fiume Vara, da cui prende nome la vallata circostante. Fatevi guidare dalle audio-guide di Liguria Heritage e scoprirete la storia celata tra le vie del borgo, tra case che nascondono colonne e resti del castello, che si erge appena sopra il centro abitato.

Le storie di Sesta e Godano

Giungerete a Godano, la frazione in altura del comune di Sesta Godano, attirati dalla prospettiva di ascoltare la storia del castello sulla sommità di questo borgo fortificato, rimasto ancora intatto nella sua struttura circolare e nella distribuzione interna delle case e dei vicoli che si snodano tra queste.
Del castello, in realtà, non sono sopravvissute che poche rovine della torre centrale a sezione ottagonale, ma la storia del borgo non risiede solo nel suo castello.

Le sue radici affondano nell'antichità, nel periodo successivo alla dominazione romana della costa, quando i colonizzatori passarono all'entroterra per controllare e salvaguardare l'Emilia Scauri, tracciata nel 109 a.C. dal console omonimo per collegare Luni e, passando per la direttrice che saliva verso Piacenza e Tortona, scendeva verso Vado, anticamente nota come Vada Sabatia.
Che i romani abbiano lasciato un'impronta nel paesaggio dove sorge Sesta Godano è innegabile, che lo abbiano lasciato nella fondazione del borgo in questione non è altrettanto scontato. Come prima cosa va specificato che la nascita di Sesta e di Godano seguono due iter differenti; ora noi conosciamo questi due paesi amministrativamente associati, ma le loro radici non affondano nel medesimo contesto storico.

Sulle origini del toponimo Sesta si propongono diverse interpretazioni; esso potrebbe derivare dal latino “sextum” intendendo il sesto miglio a indicare la posizione dell'antica pieve di S. Maria Assunta e S. Marco, posta a 200 m dal monte Gottero, quasi all'incrocio di Liguria, Emilia e Toscana e che fungeva come luogo di sosta per mercanti e viandanti. Le altre opzioni invece vedono come possibilità l'origine dal termine che faceva riferimento al “luogo adibito all'alpeggio esposto alla sesta ora”, ossia a mezzogiorno; oppure dal termine “sesta”, la centina dell'arco del percorso solare.
Per quanto concerne invece Godano, insieme alla vicina Offiano, si tratta degli unici nomi che derivano dall'età gotica,  ma precedentemente il nome del paese era un altro, Robiano, probabilmente derivante da una gens Rubra o dal nome romano Rubius. Ma quando sopraggiunsero i goti posero questo insediamento a sbarramento e presidio dei passi e delle vie di comunicazione della vallata, uso che poi fu mantenuto anche da bizantini.

Sembra di giungere in territori montani, abbiamo dinnanzi a noi paesaggi immersi nella natura, che riusciamo a immaginare marginali rispetto alla storia dei grandi eventi. Eppure anche questi luoghi hanno visto passare i romani, i bizantini, i longobardi e ognuno di questi popoli ha lasciato un'impronta, chi in modo più sensibile chi meno. Ascolta l'audioguida per apprendere cosa è successo in questa vallata.

Il castello nel Medioevo

Nel secolo XI Sesta appare in alcune concessioni imperiali quale territorio in cui riscuotevano i pedaggi sulle merci e sui viandanti i monaci dell'abbazia longobarda di San Salvatore di Leno, che esercitava gli stessi diritti su Pontremoli.
L'area di Godano, e il territorio circostante, faceva parte della Diocesi di Luni.

Dal punto di vista politico la zona fu prevalentemente segnata dalle azioni compiute dagli Estensi e dai Malaspina, dei quali i primi si affermarono nella zona a partire dall'XI secolo come signori di Pontremoli e pertanto delle strade che da lì portavano alla riviera, occupando anche Godano e Chiusola, mentre i secondi dal XII non ebbero altro obiettivo che imporre la propria supremazia in tutta la Lunigiana.

È infatti probabile che i castelli di Godano, Chiusola, Rio e Groppo formassero un quadrilatero fortificato di loro giurisdizione. Nel 1229 Godano è di dominio pontremolese non si sa da quando, forse solo da tre anni prima, ma i Malaspina tentano di riappropriarsene.
A sua volta Pontremoli e i territori gestiti dal suo Comune facevano parte dei territori cui aspiravano i Fieschi, specialmente Nicolò e Alberto, nipoti di Tedisio Fieschi, uno dei fondatori della casata. Sappiamo, infatti, che in quel tempo il nostro castello di Godano fu trasformato proprio da Alberto Fieschi in uno dei centro d'operazione contro i genovesi che contrastavano l'avanzata del loro potere nel levante. Non si fa attendere la risposta della Repubblica; nel 1273 Andrea Doria, capitano del popolo, mandò balestrieri e fanti a espugnare il castello di Godano, impresa che si rivelò piuttosto semplice.

Solo dieci anni dopo Godano è nuovamente nell'orbita pontremolese che affida il castello a un capitano e sei serventi, estratti a sorte ogni mese tra coloro che avevano tra i 15 e i 70 anni. Che possedere questo castello fosse importante per Pontremoli come postazione di controllo della Val di Vara è evidente dalle regole che il Comune impose a coloro che lo custodivano. Era infatti stabilito che chiunque avesse perso o consegnato il castello sarebbe stato punito con la pena di morte e che i suoi eredi ne avrebbero pagato le conseguenze in perpetuo.

Fuori dal Medioevo

In seguito Pontremoli esce dalla storia di Godano, nel XIV secolo il borgo e il suo castello passano sotto Lucca, e da Lucca ai Malaspina che per tutto il secolo e quello successivo se ne contenderanno il possesso alternatamente con la Repubblica di Genova e con i Fieschi.

A metà '400 Godano e Chiusola tentano di costituire un nuovo marchesato che si intitola di Godano e Bolano, ma i coloro che lo ressero, Antonio II e il figlio Antonio III, con il loro atteggiamento di feudatari prepotenti e aggressivi si inimicarono a tal punto il popolo che gli abitanti insorsero e per sedare la rivolta furono costretti a rivolgersi al duca di Milano Ludovico Sforza.
Gli Sforza si intromisero in ambiente ligure, il ducato di Ludovico il Moro, tra il 1494 e il 1499, aveva truppe milanesi stanziate a Pontremoli e intervenne nel feudo prima in favore di Antonio III Malaspina finché il signore di Pontremoli alla fine decise di accogliere le lamentele dei godanesi e li liberò dalla Signoria malaspiniana, la quale però non riconobbe l'autorità milanese e ordinò per punizione la distruzione del castello.

Furono anni difficili per la popolazione di Godano, arrivata allo strenuo della sopportazione nei confronti dei signori, come è testimoniato dall'uccisione di Alessandro Malaspina in occasione del suo tentativo di recuperare Godano forte dell'aiuto di Sinibaldo Fieschi.
Finalmente, il 3 settembre del 1526, Godano fece atto di sottomissione a Genova, alla quale rimase sempre affiancata e ne seguì la sorte.

L'intervento

Del castello oggi restano alcuni resti murari della rocca signorile posti al culmine della collina sovrastante il paese, in buona parte ricoperti dalla vegetazione.
Nel paese sottostante la rocca, invece, a testimoniare l’originaria funzione difensiva del borgo, sono ancora leggibili le mura di cinta, alcuni edifici realizzati in tecnica muraria basso medievale e forse i segni degli antichi passaggi segreti.

Le principali cause di degrado dell’apparato fortificatorio sommitale sono legate all'umidità filtrata sotto il terreno e alle radici delle piante ad alto fusto, poste però soprattutto ai limiti dell’area sommitale.

Nell' ambito del programma di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria, (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013), si provvede alla messa in luce delle evidenze archeologiche coperte, ai fini della loro valorizzazione, al loro restauro conservativo ed al ripristino delle lacune presenti e a qualsiasi altra opera atta a ridare leggibilità e comprensione al sito.
Si intende infatti creare un percorso di visita che permetta di accedere a tutte le parti dell’area archeologica castellana in condizioni di sicurezza del bene e dei visitatori, in modo da rendere agevolmente fruibili tutte le informazioni che un sito come questo può restituire ai cittadini e ai turisti.

Mappa
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