Borgo di Taggia
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Il borgo e il castello Il borgo e il castello Le facciate dal Vallone di Santa Lucia Le facciate dal Vallone di Santa Lucia Taggia vista dal castello Taggia vista dal castello I portici del Pantan I portici del Pantan Palazzo Lercari Palazzo Lercari L'ingresso del centro storico dal sagrato della Basilica L'ingresso del centro storico dal sagrato della Basilica La fontana del Brakï La fontana del Brakï Portale in ardesia Portale in ardesia

Come nasce Taggia? Le sue origini si perdono nel tempo, quando la storia si mescola alla leggenda. Un elemento certo è che i romani nell'ambito delle operazioni finalizzate alla conquista della Liguria usarono questo territorio per crearvi uno stanziamento per l'approvvigionamento degli eserciti in transito. Grazie alle audio-guide di Liguria Heritage sarà possibile  scoprire tutto questo e anche molto di più...

Taggia, origini remote

Risalire alle origini di Taggia significa riscoprire la storia di un territorio nel quale la frequentazione umana è testimoniata da sempre, come viene confermato dalle presenze preistoriche presso la Grotta dell'Arma o la leggenda secondo cui i navigatori greci navigando presso le nostre coste avrebbero individuato questa vallata rigogliosa a cui avrebbero dato il nome “Taleia” ossia “fiorita”, nome che presenta una certa assonanza con quello di Taggia.
Tutto ciò ovviamente non ha nulla a che vedere con i dati storici su cui si basa la ricostruzione delle origini dell'odierna Taggia, ma stanno a indicare che la ricchezza di questo territorio non era sconosciuta sin dai tempi più antichi.

Il primo episodio importante risale al 192 a.C. quando Minuccio, generale romano che aveva avuto accesso alla carica di console solo l'anno precedente, fu mandato in Liguria per sedare una ribellione. In una unica occasione Roma riuscì ad aggiudicarsi un duplice successo; infatti se da un lato la sottomissione dei liguri spense un focolaio di ribellioni sempre pronto a divampare, dall'altro Roma si accaparrò una zona strategica per la sicurezza delle sue strade e come ponte per la dominazione di Gallia e Iberia.

In vista delle operazioni militari volte al raggiungimento di tali obiettivi, i romani costruirono la mansio militare di Costa Bellene, termine con cui è citata nella Tabula Peutingeriana, la copia medievale di un'antica carta romana della prima età imperiale.
Ma cosa si identifica con il termine “mansio”? La mansio era un campo militare permanente, che molto spesso si espandeva al punto da poter essere considerato una vera e propria cittadina adibita alla sosta e al rifornimento degli eserciti in transito. In questo accampamento per secoli giunsero le navi romane per rifornire la mansio dei vettovagliamenti.

Questa situazione andò avanti fino a quando le strutture organizzative della società romana rimasero salde, ma quando nel V secolo gli Ostrogoti di Teodorico scesero in Italia per contrastare i Franchi, la mansio fu progressivamente abbandonata in favore di un sito nell'entroterra della valle e si stabilirono presso Campo Marzio, una rocca naturalmente più riparata per poi costruire un insediamento ex novo in posizione ancora più facilmente difendibile e al quale fu dato il nome di Tabia, che fu munito anche di una torre difensiva.

Costa Bellene, Campo Marzio, Tabia...tutti questi luoghi hanno contribuito all'evoluzione del territorio fino a giungere alla formazione dell'odierna Taggia, Ascolta l'audioguida 1 per assaporare la storia di ciascuno di questi interessantissimi insediamenti!

Taggia, avamposto monastico

Il strong>VII secolo vede Taggia diventare un insediamento produttivamente importante. Chi ne ha il merito? È il 625 d.C. quando i monaci benedettini, da Cuneo, scesero verso il mare e decisero di costruire proprio qui un convento.
Solamente vent'anni dopo il loro arrivo al borgo si aggiungono ulteriori risorse umane provenienti dalla costa, dove le devastazioni compiute da Rotari avevano messo in fuga tutti coloro che erano rimasti ad abitarvi.

Con le strong>giuste risorse e mezzi, i monaci danno il via a un periodo di notevole operosità, bonificando e coltivando i terreni, trasformando i fianchi scoscesi della vallata in terrazze; in questo modo diedero il via alla tradizionale ed assai famosa coltivazione dell'olivo.
Ma la ripresa economica cui i monaci avevano dato l'avvio non godette di un lungo periodo di pace; la minaccia saracena irruppe nel IX secolo, causando la distruzione del monastero e il massacro dei monaci, mentre fu salva la vita della popolazione che aveva trovato rifugio oltre le mura della propria città.

Taggia in pieno Medioevo

L'invasione dell'891 non è certo l'unica in cui Taggia, così come tutta la riviera ligure senza quasi distinzioni, si troverà ad affrontare. Malgrado un periodo di decadenza e abbandono delle coltivazioni, non si impiegò molto tempo prima di decidersi a ricostruire laddove era stato distrutto, a espandere l'abitato verso la parte bassa della valle e soprattutto cingere le case da una cinta muraria.
In seguito alla concessione del Vescovo Teodolfo di poter gestire i territori prima dei monaci Tabia, il borgo potè finalmente amministrarsi come un libero comune, fino a quando le mire genovesi nei confronti della vicina e importante Ventimiglia non portarono a un dominio anche su Taggia, che passò poi come dominio feudale ad Anselmo De Quadraginta per volere del vescovo Siro.
Il passaggio dai De Quadraginta a Bonifacio di Clavesana avvenne nel XII secolo attraverso un'alleanza. Costoro decisero di munire il borgo di un castello, proprio il castello restaurato grazie ai fondi dell'Asse IV del POR-FESR 2007-2013.

Il castello, munito di due torri, aveva la funzione di controllo della zona sia da un punto di vista giurisdizionale, sia dal punto di vista difensivo dal momento che era ancora fresca nella memoria della popolazione e dei suoi signori il ricordo dello sterminio causato dai saraceni.
Essendosi ormai abituati all'indipendenza i tabiesi mal tolleravano il dominio feudale che gli era stato imposto soprattutto quando in seguito alla caduta del Barbarossa, Genova concesse maggiori poteri ai feudatari con gravi ricadute sulle popolazioni dominate e nel 1226 insorsero costringendo i Clavesana all'abbandono del feudo, ceduto solo due anni più tardi a Genova.

Con il dominio genovese le condizioni di vita a Taggia non migliorarono. Lo sfondo è quello del conflitto contro Pisa, e per far fronte a tale guerra Genova continuò a chiedere ai propri domini un contributo di uomini e la pressione fiscale si accentuò fino a causare una nuova ribellione da parte della popolazione.

Verso l’età Moderna

Furono anni difficili e di decadenza per Taggia, aggravati dall'intervento di Baliano Doria, Capitano del Popolo genovese, che nel 1270 intervenne contro la famiglia ghibellina dei Curlo, fuggita a Taggia da Ventimiglia, dove i guelfi avevano ottenuto il potere e la podesteria.
Le devastazione compiute a danno del borgo e del suo ricco entroterra convinsero Genova a nominare Taggia, sede di podesteria, per rimediare alle ingiustizie subite. Seguì un periodo di pace in cui la produzione dell'ulivo incrementò insieme alla coltura dei vigneti e insieme al benessere del territorio crebbe anche quello di alcune famiglie locali che si distinsero costruendo imbarcazioni, creando e agevolando legami commerciali con Genova, la Francia, Roma fino a spingersi persino in Inghilterra.
Dal punto di vista amministrativo la città finalmente si dà degli Statuti con cui essere governata in modo indipendente e rigoroso.

Ormai si è giunti in epoca moderna, Taggia si gestisce autonomamente seppur sotto il controllo genovese, ma il malgoverno del Doge Paolo Fregoso porta nuovamente la cittadinanza di Taggia a decidere per il proprio bene, identificato in un primo momento con l'avvicinamento alla Francia, poi con l'annessione al domino milanese di Francesco Sforza.

Il dominio milanese, seppure breve, non risulta essere privo di importanza. Compresa la posizione strategica e le possibilità di sfruttamento dell'insediamento, viene avviata un'opera di ristrutturazione e ampliamento del castello e dell'apparato difensivo murario giusto in tempo per far fronte ai continui attacchi pirateschi, che tra il XV e XVI secolo non concederanno respiro alle coste liguri e costringendo la cittadina a una continua opera di fortificazione. Fu aggiunta una terza cerchia muraria sovvenzionata da Genova, che nel frattempo avrà riaccolto Taggia nel proprio territorio, pronta a condividerne la storia fino al 1797, anno in cui entrò a far parte della Repubblica ligure, per poi confluire nell'Impero di Napoleone I e infine al Regno di Sardegna.

Visitare il borgo dell'odierna Taggia ci aiuta a comprendere la natura dell'insediamento alla sua nascita e durante tutta l'età moderna. Le mura che chiudono parte del centro storico, i bastioni e i resti del castello che si possono ammirare sulle alture palesano la sua funzione difensiva nei confronti dei suoi abitanti. Ascolta l'audioguida 2 per scoprire da chi gli abitanti di Taggia si dovevano difendere!

L'intervento

L’intervento punta alla creazione di una struttura polivalente per manifestazioni ludiche nell’antico castello e all’allestimento di un percorso tematico storico delle fortificazioni antibarbaresche all’interno del centro storico di Taggia.

Il castello, un tempo munito di due torri, aveva la funzione di controllo della zona dal punto di vista difensivo dopo lo sterminio causato dalle invasioni saracene. Venne costruito dai Clavesana nel XII secolo con mura-palizzata e avamposti fortificati, rivolti soprattutto verso il mare, luogo da cui provenivano le tanto temute incursioni.
Le mura verranno consolidate e si provvederà alla sistemazione dello spazio aperto in modo da poterlo adibire ad anfiteatro.

L’intervento previsto all'interno del progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) ha in programma anche la realizzazione di percorsi tra i bastioni, risistemati mediante l’uso di pietra locale, con rifacimento della pavimentazione, solai in legno e recinzioni con materiali in acciaio inox.

Mappa
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