Castello di Savignone
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Comune di Savignone: via Garibaldi, 2 - Savignone (GE)
Telefono: 010 93 60 103
Fax: 010 93 61 57
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Il fascino delle rovine del castello di Savignone è innegabile, esso giace talmente integrato nella natura circostante che da lontano è quasi difficile scorgerne le grigie murature.
Ascolta le audioguide di Liguria Heritage e quando ricapiterai da queste parte non potrai più fare a meno di pensare al castello e alle leggende che si narrano attorno a esso!

Savignone, radici antiche

Savignone, paese dell'Alta Valle Scrivia, mantiene tuttora una certa vitalità. Forse non quella delle estati a cavallo tra XIX e XX secolo, quando la popolazione genovese si spostava in questa località per la consueta “villeggiatura” o quando giungevano i turisti attirati dal centro termale che qui si trovava. In questo periodo il paese incrementò i complessi residenziali, alberghieri e visse senza dubbio la sua “belle epoque”. Ma per arrivare a questo periodo di benessere Savignone e il suo territorio dovettero percorrere tutta la storia umana, lottando contro i suoi episodi, contro la peste, tra gestioni ecclesiastiche e signorili, per approdare nelle mani della Repubblica di Genova e seguire le vicende italiane sino al fatidico 1861, anno in cui entrò a far parte ufficialmente dell'Italia.

Parliamo di attraversare la storia perché il paese, esegue la storia di una vallata che è stata interessata dagli insediamenti umani sino dalla preistoria, grazie alla sua conformazione geologica composta da numerosi terrazzi, zone pianeggianti create dall'erosione fluviale dei terreni più friabili. 

Addirittura a Savignone le più antiche testimonianze son fornite da reperti ceramici dell'età del bronzo (XVI-XIV a. C.) e due tombe attribuibili all'età del ferro, con corredi assimilabili a quelli dell'area padana, con cui questa zona è sempre stata in contatto, testimonianza di un ruolo di “ponte” di questa valle tra Mediterraneo e Oltregiogo davvero precoce. Dall'età del ferro la Valle Scrivia ci restituisce testimonianze dell'età romana repubblicana, mentre mancano totalmente tracce imperiali, probabilmente perché gli insediamenti si erano spostati in zone interessate dai traffici commerciali per poi tornare a rifugiarsi nelle più sicure montagne quando andrà deteriorandosi il ruolo di Roma come potere centrale e giungeranno le invasioni barbariche a infierire il colpo letale.
Questo fenomeno, che sicuramente interessa tutto il territorio, non fu però alla base della nascita di Savignone, che molto più probabilmente si sviluppò come insediamento intorno a un antico monastero benedettino sorto dove adesso possiamo ammirare Palazzo Fieschi nella piazza principale del paese; non sappiamo di preciso quando il monastero fu fondato, ma grazie al Privilegio di Papa Marino I in cui si fa riferimento alla conferma delle concessioni al vescovo di Lodi e ai suoi successori del monastero, possiamo affermare che nell'XI secolo, grazie ai suoi notevoli possedimenti, godeva già di una certa importanza.

Savignone nel Medioevo

A conferma dell'antichità del borgo giunge ai giorni nostri, attraverso una lettera dell'Arcivescovo di Milano Pietro Oldrado a Carlo Magno, la storia relativa al passaggio dell'imperatore Liutprando nella zona. Liutprando, re dei longobardi e d'Italia tra il 712 e il 744, durante l'episodio della traslazione delle reliquie di Sant'Agostino dalla Sardegna a Pavia, pare si fosse recato incontro alle sacre spoglie che giungevano da Genova e si fosse recato presso “il podere detto saviniarense”.

Pur trovandosi nel territorio sottoposto alla giurisdizione della Diocesi di Tortona, elemento che persiste tuttora nella vallata, il monastero di San Salvatore è a detta di un privilegio di IX secolo, appartenente al Vescovo di Lodi, il quale fu sempre costretto a lottare con gli ecclesiastici tortonesi per tenerne la proprietà fino al 1157, data in cui tra i territori concessi da Papa Adriano IV al Vescovo di Tortona Oberto viene citato anche Savignone.
Durante questo periodo, più precisamente nel 1207, i vescovi costruirono il castello, che tennero fino al passaggio alla famiglia dei Marabotto, i quali lo vendettero subito agli Spinola fino all'espropriazione dei loro possedimenti nella vallata da parte della Repubblica di Genova a metà del XIII secolo.

Un castello per i Fieschi

Ammirando la mole del castello bisogna ammettere che non ci dà l'impressione di una comoda dimora signorile. Quello che è sicuro è che non sempre chi deteneva il potere nel feudo lo gestiva dal palazzo nobiliare posto nella piazza del paese, un tempo era stato necessario che il castello fosse sulle alture, pronto ad avvistare, difendere e difendersi, requisiti che il castello di Savignone incarna alla perfezione.

La struttura è composta da due corpi, il torrione semicircolare e il bastione arretrato a monte, e la sua posizione su uno sperone di conglomerato che presenta da un lato uno strapiombo di 150 m, ne costituisce la principale difesa naturale. Nel XIII secolo, non si sa bene con quali modalità, i Fieschi si appropriano di Savignone e del suo castello, nel quale in realtà pareva soggiornassero solo d'estate. Il feudo era sicuramente il fiore all'occhiello tra i vari possedimenti di questa casata in Valle Scrivia, poiché la posizione era ottima sia per il collegamento tra Genova e l'area padana sia per l'importanza che aveva acquisito nel tempo come zona di traffici.

I Fieschi che ebbero la signoria in questo feudo appartenevano proprio alla parte della casata cosiddetta di Savignone, uno dei due rami che si erano formati dai due figli di Ugo Fieschi, l'iniziatore della stirpe. Tra loro si possono annoverare dei personaggi che furono importanti non solo per la storia fliscana, ma anche in ambito genovese e italiana; nel 1332 Raffaello Fieschi era in contatto con Roberto d'Angiò, dal quale ottenne addirittura delle galee. Rivestì più volte il ruolo dell'ambasciatore e pare fosse stato colui che avvelenò Boccanegra.

Il XIV secolo vede il castello passare attraverso differenti proprietari tra cui Andronico Botta, Antoniotto Adorno fino all'avvento di Obietto Fieschi, che lo riottenne per poi riperderlo insieme a Torriglia. Sono anni complicati per i rapporti della casata, in costante conflitto con gli Sforza che ambiscono ai loro possedimenti fino a mettere le mani sui principali, Savignone e Montoggio. Sarà Gian Luigi Fieschi il grande a estromettere i milanesi dalla vallata, dando una tale continuità al proprio dominio da farlo passare alla storia con il nome di “stato dei Fieschi”.

La storia da adesso in avanti si intreccia con le ambizioni dei rappresentanti dei Fieschi nei confronti di Genova, vicende che termineranno con il celebre episodio della congiura del 1547 e del conseguente assedio di Montoggio, che, pur non comportando per il ramo di Savignone le stesse conseguenze che ebbero per tutti gli altri appartenenti alla famiglia, ne causò il generale declino o per lo meno l'esclusione dal ruolo di protagonisti nella storia genovese e della valle Scrivia come lo furono nei due secoli precedenti.

Chi ha costruito questo castello? È nato in età moderna o affonda le sue origini nel medioevo? Ascolta l'audioguida 1 e te lo spiegheremo!

L'intervento

L'intervento previsto nell'ambito del programma di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) si propone di completare il recupero del castello dei Fieschi di Savignone, per rendere possibile anche l'allestimento di un polo espositivo dedicato alla rievocazione delle leggende medioevali cinquecentesche che caratterizzano la Valle Scrivia.
Si punta alla concreta riconversione di un’area occupata da ruderi in evidente stato di abbandono e percorsa da un tratto di sentiero che collega il sito archeologico all'abitato.

L’operazione è volta al recupero e alla messa in sicurezza del tessuto murario del castello, per consentire un più chiara lettura della sua identità architettonica, al restauro conservativo del monumento al fine di destinarlo a polo espositivo, al ripristino del sentiero di accesso e alla riqualificazione della vegetazione ad esso adiacente.

Tra gli interventi in programma anche l'introduzione all’interno della torre semicircolare di una struttura metallica, costituita da una scala a chiocciola per raggiungere il livello superiore, da un piano di calpestio grigliato e da una copertura trasparente per consentire la fruibilità di uno spazio protetto.
Prevista inoltre la sistemazione di una passerella metallica di collegamento fra il livello inferiore di ingresso ed il livello superiore del castello, da cui si accede alla torre semicircolare e il ripristino del sentiero di accesso, compresa la sistemazione degli alberi a margine del percorso stesso.

Mappa
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