Castello di Montoggio
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Comune di Montoggio: Via IV Novembre, 18 - Montoggio (GE)
Telefono: 010 93 79 31
Il castello Il castello Il castello Il castello L'accesso alla parte inferiore L'accesso alla parte inferiore Il castello Il castello Una della torri Una della torri L'accesso al piano nobile L'accesso al piano nobile Il piano nobile Il piano nobile Un dettaglio del piano nobile Un dettaglio del piano nobile La passerella che porta a una delle torri La passerella che porta a una delle torri

Le origini

Montoggio e il suo Castello fanno capolino nella storia a partire dal 1157 quando il Monte Obblum, come veniva chiamato in antichità, viene citato insieme ai castelli di Savignone, Padrania e altri dell'Alta Valle Scrivia, nel documento in cui Papa Adriano IV li conferma tra i possedimenti del Vescovo di Tortona Oberto.
Ma Papa Innocenzo III, il 30 aprile del 1198, conferma i possedimenti pertinenti alla Diocesi di Tortona indicando Montoggio tra i termini di confine con l'Arcidiocesi di Genova.

L’idea di “segnare un confine” è determinante per capire la rilevanza di questi castelli; la loro posizione sulla via di transito tra Genova e l'area padana, le possibilità di commercio che vi si prospettavano, l'importanza dal punto di vista strategico-militare rendeva questi insediamenti appetibili per le realtà politiche laiche e religiose, di diversa natura, che si spartivano quell'area. Soprattutto Genova non abbandonerà mai l'idea di espandersi nell'Oltregiogo.
Siamo agli albori del XIII secolo, precisamente il 7 gennaio 1215, quando i genovesi concedono la cittadinanza a un certo Oberto de Montobii. Da questo momento in poi il borgo e il castello dal XIII secolo entrano a far parte della storia di Genova, in alcuni frangenti per esserne parte, in altri  per rappresentare una minaccia, proprio come ai tempi della dominazione fliscana, quando la pressione che dall'appennino si riversava sulla città fu tale da destabilizzarla.

Nell’orbita fliscana

Montoggio entrò a far parte dei territori controllati dai conti di Lavagna, che iniziarono a interessarsene inizialmente in antagonismo ad Ansaldo De Mari, ammiraglio di Federico II e avversario di Papa Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi, aveva infatti comprato metà del castello di Montoggio da Opizzo di Montoggio nel 1232.
Non sappiamo con certezza quali furono le condizioni che portarono al passaggio di Montoggio nelle mani della casata dei Fieschi, sappiamo però che nel 1386 Antonio Fieschi risultava signore oltre che del castello, di molti feudi tra cui Torriglia, Pontremoli, Borgo val di Taro, Calestano, Vigolone, e altri, tutti territori di grande importanza strategica per le relazioni commerciali e diplomatiche che potevano comportare. Da questo momento in poi il feudo segue in posizione predominante, insieme a Torriglia, tutte le vicende pertinenti quello che viene definito lo stato dei Fieschi.
Siamo alle soglie del XV secolo, un secolo che vedrà la casata dei Fieschi impegnata in contrasti su diversi fronti come Milano, Firenze e la stessa Genova. Il feudo di Montoggio andrà incontro a periodi di occupazione, come nel 1430 ad opera di Nicolò Piccinino per conto del Duca di Milano e in seguito anche alla cessione a favore di Giacomo Giustiniani.

Dopo anni di frazionamento dei feudi dello stato fliscano sarà Gian Luigi il grande a riunire tutti i territori in virtù dell'investitura ottenuta il 1 dicembre del 1495 da parte dell'imperatore Massimiliano I.
Inizia così la fase finale della vita di questo castello, ma anche quella in cui verrà utilizzato maggiormente come residenza dai propri signori, subendo l'ampliamento degli spazi, migliorie dell'apparato militare e molti altri cambiamenti che ne miglioreranno la struttura.
Le fasi finali della vita del castello coincidono con le fasi terminali della parabola della sua casata, i cui possedimenti non fanno altro che subire le conseguenze e abbracciarne lo stesso destino.

Sono anni di grande tumulto per quanto concerne il rapporto dei Fieschi con le varie forze cittadine, ai Fieschi non andrà mai a genio essere al secondo posto in città. Gli ultimi tre esempi a conferma di ciò ci vengono forniti proprio dagli ultimi tre rappresentanti che possederanno il castello di Montoggio; Gian Luigi, Sinibaldo, Gian Luigi Fieschi; nonno, figlio e nipote alla ricerca del potere incontrastato in città.

Tra fine XV e inizio XVI secolo la rivolta delle cappette, a cui si arrivò in parte a causa del tentativo di Gian Luigi Fieschi di estromettere gli Adorno dal potere attraverso l'appoggio del governo francese, non ebbe altro risultato che una rivolta popolare e una diffusione dell'odio contro i Fieschi, e più generalmente dei nobili, in tutta la città.
Non passarono neanche quindici anni dal primo tentativo di impadronirsi del potere che nel 1522 i figli di Gian Luigi, Sinibaldo e Ottobono, insieme al marchese di Pescara e Prospero Colonna saccheggiarono Genova per tre lunghi giorni.

I Doria dominano, i Fieschi congiurano

Nel 1528 Andrea Doria riformò il governo accentrando il potere nelle mani delle 28 maggiori famiglie della città, tra cui venivano scelti i membri del Maggiore e del Minor Consiglio. Genova riuscì per un po' a vivere in uno stato di “apparente” concordia. Anche per Andrea Doria la gestione della città non era difficile, da un lato pressato dall'imperatore spagnolo che bramava un maggiore controllo su Genova, dall'altro impegnato a tenersi buoni i rappresentanti delle famiglie nobili affidando ai personaggi più eminenti importanti incarichi diplomatici. Fu proprio a causa di tutte le ambasciate e gli incarichi conferiti a Sinibaldo, il quale pagava tutto di tasca propria pensando di trarne vantaggi per la sua famiglia, che in realtà iniziò il declino dei Fieschi.
Alla morte del conte la famiglia restò nelle mani di Maria della Rovere, la quale , ritrovandosi in ristrettezze economiche a causa dell'eccessiva prodigalità del marito nei confronti del Governo, fu costretta a ritirarsi nel castello di Montoggio, dove la vita aveva ritmi e costi decisamente più contenuti. Ma presto si insinuò nel figlio maggiore Gian Luigi l'idea che fosse suo compito riprendere, anche con la forza se fosse stato necessario, ciò che i Doria avevano tolto alla loro famiglia, in termini di prestigio, potere e ricchezza.

Fu per questo motivo che la trama della congiura iniziò a essere tessuta, come per l'invidia che il giovane Gian Luigi nutriva nei confronti dell'erede di Doria, Giannettino, colpevole forse soltanto di riuscire a ottenere senza il minimo sforzo tutto ciò che il Fieschi bramava ardentemente per se stesso e, forse, anche per le pressioni anti Doria di alcuni personaggi che egli frequentava, come il Verrina.
Ma non fu solo questione personale. Guardando la vicenda con una diversa prospettiva ci renderemo conto che le forze in gioco avevano proporzioni ben più ampie di quelle della lotta tra Fieschi e Doria, ma tra la Francia e la Spagna, tra Piero Strozzi e Cosimo de Medici, tra Papa Paolo III e Carlo V, tutti coinvolti nell'ordire la congiura o nel tentativo di sventarla. E’ così che il Castello di Montoggio diventa crocevia di un importante crisi “internazionale”.

Siamo così arrivati alla notte del 2 gennaio 1547, data in cui Gian Luigi decise di dare il via al suo piano. Le cose sarebbero andate come aveva previsto se la sua morte, avvenuta poco dopo il suo arrivo alla darsena a causa di un incidente, non avesse scatenato il panico tra i congiurati e la loro conseguente dispersione per mettersi al salvo dalle ire del Principe Andrea Doria. Anche alcuni rappresentanti della famiglia Fieschi fuggirono dalla città, tutti tranne uno, Gerolamo Fieschi, il secondogenito di Maria e Sinibaldo, il quale dopo aver ottenuto l'assicurazione di aver salva la vita si ritirò con alcuni dei suoi nel castello di Montoggio, luogo in cui sentiva di essere ancora al sicuro come quando, da piccolo, vi si recava con la famiglia.
Ma non era ancora finita, il governo aveva accettato la resa solo perché Andrea Doria non era in città e perché non avendo trovato il corpo di Gian Luigi, si sospettava fosse ancora vivo, ma quando il corpo fu rinvenuto in darsena e il principe tornò da Masone infuriato per la morte del nipote, tutto precipitò inesorabilmente.
Agostino Spinola fu incaricato di muoversi con un esercito per distruggere il castello di Montoggio, mentre in città veniva deciso che i territori fliscani passassero ai Doria e che il palazzo di Via Lata e gli altri in Carignano venissero rasi al suolo.
In questo modo ebbe fine il capitolo della storia riguardante i Fieschi, e il castello di Montoggio divise con loro il tragico epilogo riducendosi allo stato delle rovine che ancora oggi possiamo ammirare.

L'intervento

Agli inizi del secolo, proprio lì dove sorgono i ruderi del Castello Fieschi, è stato realizzato un parco a valenza archeologica e ambientale in grado di accogliere manifestazioni culturali e ricreative.
L'obiettivo è stato quello di creare le condizioni più agevoli per consentire il godimento pubblico del sito, sia in funzione della sua storicità che della spiccata valenza ambientale e paesistica.

I resti del castello diventano così, oltre che polo museale a cielo aperto, anche un potenziale centro di ricerca e documentazione sulle dinamiche di una distruzione emblematica nella storia degli assedi e la ricostruzione ideale di un insediamento fortificato unico, le cui vicende hanno fortemente influenzato la storia della Repubblica di Genova.

L'entità delle risorse economiche impiegate per l'attuazione del primo lotto funzionale di lavori effettuati tra il 2004 e il 2005 non è stata però sufficiente per il completamento definitivo dell'opera, pur consentendo la piena fruizione di una parte consistente dell'area.

L'obiettivo degli interventi previsti nell'ambito del progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) è quello di conseguire la piena fruibilità dell'intero bene, attraverso una serie di azioni. Previste l'eliminazione della vegetazione infestante e la rimozione del materiale inerte, per riportare in evidenza ulteriori strutture murarie o manufatti in genere.
In programma anche il consolidamento dei manufatti rinvenuti, l'assestamento della macchia boschiva a margine dei ruderi, l'estensione del percorso di visita con adeguati accorgimenti per consentirne la fruizione in piena sicurezza e il completamento, nel breve tratto terminale della strada di accesso, delle opere di ripristino consistenti nel livellamento del piano di calpestio.

Mappa
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