Castello della Pietra di Vobbia
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località Capoluogo, 29 - Vobbia (GE)
Telefono: 010 94 41 75
Fax: 010 94 53 007
Il castello Il castello Il castello Il castello Gli speroni rocciosi del Monte Cravì Gli speroni rocciosi del Monte Cravì Il castello dall'alto Il castello dall'alto

"Visita il castello della Pietra ascoltando le audio-guide di Liguria Heritage; in un'ambientazione perfetta per un romanzo gotico, scoprirai la storia del più suggestivo castello della Valle Scrivia e potrai veramente assaporare una giornata di vita da castellano!"

A causa di una frana l'accesso al castello è momentaneamente interdetto.

Uno scenario da favola

Il castello della Pietra è appollaiato tra i due speroni rocciosi del Monte Cravì più o meno dall'anno 1000, quando i Vescovi - Conti di Tortona decisero di edificarlo per difendere dagli attacchi saraceni la strada che collegava Vobbia a Isola, ossia la Via del Sale alla Via Postumia.

Una breve occhiata al castello e ci renderemo conto di quanto sia leggibile la sua struttura, soprattutto grazie all'immensa opera di restauro che lo ha visto protagonista a partire dal 1970 circa: si tratta, infatti, di un avancorpo trapezoidale con funzione di protezione del maniero e di coloro che ne amministravano la proprietà.

L'avancorpo, a cui si ha accesso dal portone principale, era situato sul lato più attaccabile e aveva la funzione di magazzino o prigione e doveva esser suddiviso in piani di legno, come è possibile evincere dai fori nel muro che servivano per l'alloggiamento delle travi di sostegno.

"È una struttura tutta da scoprire, il modo in cui è stato costruito tra i due speroni ce ne lascia intravvedere solo una minima parte, ascolta l'audioguida 1 e ti verrà svelato quanto ancora del castello è nascosto alla tua vista!"

Vita dura da castellani

Varcando la soglia del castello ci si troverà in un ambiente estremamente spoglio, con spesse murature in pietra e scale in ferro che conducono ai piani superiori.
Al secondo livello si viene introdotti nel primo ambiente degno di nota: il salone centrale. È come se lo vedessimo, Opizzone della Pietra, dal cui cognome deriva il nome stesso del castello, seduto al suo desco mentre roga documenti importanti e gestisce la contabilità dei propri possedimenti.
Purtroppo dall'anno 1000 al 1200 non si sa praticamente nulla del castello, se non che aveva subito un passa mano tra i marchesi di Gavi e i Malaspina, casate entrambe vassalle dei vescovi tortonesi.

Il nostro Opizzone appare, invece, per la prima volta in un documento del 1234 in cui a nome proprio e dei figli e figlie del defunto fratello Simone, dei quali era tutore, rinunzia “per due moggi di frumento, a favore dell'Abazia di Rivalta ai diritti che egli e i minori avevano sul granaio di Magioncalda, appartenente a tale abazia.”

Il primo documento in cui viene invece citato il castello risale all'atto di giuramento di fedeltà del 1252 da parte di due gentiluomini nei confronti del loro signore Opizzone della Pietra.
Queste erano le vicende in cui era coinvolto un feudatario: contese, giuramenti di fedeltà, cessioni o acquisizioni di beni e cose di ordinaria amministrazione, anche se poteva accadere che la tranquilla routine venisse turbata da eventi straordinari, come nel caso dell'assedio narrato negli annali del Caffaro causato dall'imprigionamento di due nobili da parte di Opizzone e per la cui liberazione fu scomodato persino l'esercito della Repubblica di Genova.

"Varcate la soglia del castello, percorrete le scale in ferro che vi condurranno alla scoperta dei suoi ambienti fino ad arrivare al salone di rappresentanza; Ascoltate l'audioguida 2 e conoscerete Opizzone della Pietra e i fatti salienti della sua esistenza di feudatario del castello. Siete giunti nell'ambiente centrale dell'edificio, dove i suoi castellani rogavano i documenti più importanti e amministravano i propri affari".

Dopo il Medioevo

Dopo Opizzone dobbiamo attendere altri duecento anni perché il castello venga utilizzato come residenza dai suoi proprietari; è il caso di Filippo Spinola che tenta la riconquista del maniero dopo che la sua famiglia l'aveva venduto ai Fieschi. Lo stesso Spinola che portò la ribellione a Genova e a un'esasperazione tale Francesco Sforza da fargli sperare la distruzione del castello.
Grazie all'operato dello Spinola il castello rimase in mano alla sua casata fino al 1518 quando passò come eredità da Tommaso Spinola ai suoi parenti Gerolamo e Antoniotto Adorno, a condizione che fosse tramandato ai primogeniti maschi e mai venduto.

In effetti gli Adorno non lo vendettero mai, ma in quanto a tramandarlo ai primogeniti maschi non fu da subito possibile. Gerolamo morì scapolo, e Antoniotto, quell'Antoniotto che fu Doge, lo passò alla figlia Maria Maddalena, che lo passò al figlio, e così via, fatte alcune eccezioni, fino al 1797, anno in cui i furono soppressi.

Tornando alla questione relativa a chi ha abitato realmente il castello sappiamo che nella maggior parte del tempo furono i castellani a gestirne la proprietà e soprattutto a subirne gli svantaggi.
Non era affatto semplice organizzare la vita di tutti i giorni all'interno di un castello. Anche le cose più semplici come l'approvvigionamento idrico necessitavano di sistemi di raccolta dell'acqua piovana piuttosto ingegnosi per i tempi, per non parlare delle difficoltà di ogni giorno. In inverno la scarsità di cibo o il freddo che si impossessava delle spesse mura, o ancora l'impossibilità di spostarsi celermente presso un centro abitato vicino potevano anche risultare fatali nel caso di epidemie o malattie da parte degli abitanti del castello della Pietra.

"Proseguite la visita fino alla sala del plastico, un punto estremamente importante per la visita del castello: ascoltate l'audioguida 3 la vostra attenzione si sposterà su alcuni aspetti della vita quotidiana del castello: dall'approvvigionamento dell'acqua, alla sopportazione dei problemi quotidiani".

Un castello strategico

Dalla vista panoramica del castello è possibile ammirarne la posizione centrale; strategicamente fondamentale in quanto sul crocevia di quattro province (Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza) questo castello aveva la sua fortuna anche per la sua posizione come cuore della valle, cui facevano corona i castelli di Montessoro, Montecanne, le Torri di Arezzo e la Torre di Vallenzona, unico elemento che lo rendeva davvero importante visto che non fu protagonista né di particolari avvenimenti, né fu conteso con vigore dalle varie famiglie della Valle Scrivia.

Questa sua ubicazione poteva inoltre far propendere per l'ipotesi che il castello rientrasse in un sistema di comunicazione visiva medievale definito “sistema delle poligonali”; in parole semplici tale sistema, preso in prestito dalla geometria, prevede che un insieme di segmenti consecutivi, i cui vertici adiacenti sono in comunicazione visiva tra loro, possono agevolmente adattarsi alle caratteristiche morfologiche di un terreno.
In questo modo usando come vertici delle poligonali i vertici dei rilievi vicini si poteva creare un sistema di riferimento efficace che avrebbe potuto permettere di far arrivare un messaggio dal porto di Genova alla Val Borbera o a Tortona in tempi rapidi.

L'intervento

Il recupero del Castello della Pietra promosso nell'ambito del programma di promozione e di valorizzazione POS FESR assume una connotazione particolare, visto che di fatto il castello è già stato oggetto di un intervento di restauro a partire dai primi anni Ottanta del Novecento fino al 2003.

L'intervento recentemente finanziato ha reso possibile un razionale utilizzo, a fini espositivi, dell'ampio vano situato nel sottotetto, nel quale è stata realizzata una struttura metallica leggera che costituisce anche supporto per l'apposizione di pannelli espositivi fissati ad altezze diverse e quindi leggibili a diverse quote.

Sono stati installati pannelli espositivi che potrebbero rappresentare scenograficamente le vedute percepibili dai punti panoramici privilegiati, distribuiti nell'ambito territoriale del Parco e della rete dei castelli, indicando gli itinerari consigliati per raggiungere le postazioni e offrire ai visitatori un vero e proprio atlante figurato.

Mappa
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