Ecomuseo dell'ardesia e Cava di Isolona a Orero
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Comune di Orero: Via Isolona, 11 - 16040 Orero (GE)
Telefono: 0185 35 49 88
Fax: 0185 35 4 993

Una valle che si insinua nell’entroterra, che corre parallela alla costa, tra montagne e santuari. Terra di boschi e villaggi silenziosi, di miniere e duro lavoro, terra spopolata dall’emigrazione.

La Val Fontanabuona si dipana lungo la provinciale che, dalle prossimità del mare, porta fino a Lumarzo nel profondo entroterra. Tra i tanti comuni, spesso sparsi e costituiti da piccole frazioni, c’è Orero, dove sorge la cava di ardesia dell’Isolona.

L’ardesia è l’oro nero della Fontanabuona, valle divorata da decine di fenditure dove si estraeva, e si estrae tutt’ora, questa pietra. Un materiale che viene utilizzato per realizzare lavagne, biliardi (sotto il panno verde, il piano è proprio di ardesia), oggetti di artigianato, materiale da costruzione, e di cui sono realizzati i tetti delle case, da sempre, in questa zona e in tanti angoli della Liguria.

Con il progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) si vuole recuperare l’Ecomuseo della cava di Isolona di Orero. Si tratta di una realtà già esistente e attualmente non fruibile, che necessita di riqualificazione, messa in sicurezza e allestimento del percorso interno e di quello esterno. E' un insieme di sotterranei scavati nella roccia che consentono di conoscere in presa diretta la realtà quotidiana e la fatica di questo lavoro massacrante. 

Il museo è attualmente chiuso

Un po’ di storia

La cava di Isolona, che disponeva di un laboratorio che si occupava  del taglio dei blocchi di ardesia, rimase attiva tra il 1870 e il 1960. Si tratta di una delle tante miniere della Fontanabuona dove si estraeva questo materiale, diffuso anche nelle zone più vicini alla costa (Lavagna, Cogorno), ma che qui nella valle è abbondante e di qualità superiore.

L’utilizzo di questa pietra in Liguria si perde nella notte dei tempi: la Necropoli di Chiavari, datata ai secoli VIII - VII a.C., è infatti costituita da tombe a cassetta realizzate proprio con questa pietra scura.

L’intervento

L’intervento mira al recupero dell’Ecomuseo nell’ex cava dell’Isolona. Si tratta di un sito in discreto stato di conservazione, soprattutto per quanto riguarda la parte esterna (il laboratorio), ma che per essere del tutto fruibile necessita di essere messo in sicurezza.
Un’operazione che vuole potenziare l’attrattività del territorio valorizzandone le risorse, per innescare una un circolo virtuoso dal punto di vista occupazionale e turistico, con un occhio di riguardo a quello scolastico.

Si effettueranno opere di messa in sicurezza e allestimento dei percorsi (interno ed esterno)  con pannelli, corrimano, impianti audio e video, sagome,  revisione dell’impianto elettrico e dell’ascensore, interventi di consolidamento e restauro delle strutture collegate.
Oltre a questo, si provvederà  all’allestimento della parte espositiva e dell’area di vendita gadget e oggettistica, della biglietteria, del punto d’accoglienza e  dell’area ristoro.

Oltre al recupero di aree e percorsi (la cava inferiore e quella superiore), è previsto l’allestimento e l’arredamento delle aree all’aperto, l’installazione di segnaletica informativa e didattica , anche interattiva, l’installazione di impianti e apparecchi per illuminazione scenografica, la realizzazioni di guide, depliant, brochure, manifesti e locandine.
Oltre a questo si prevede l’avvio di una campagna promozionale e di studi di marketing per il rilancio della struttura.

Si procederà al recupero dell’antica struttura produttiva costruita ai primi del ‘900, con la realizzazione di un percorso didattico che comunichi la realtà del lavoro minerario grazie a impressione visive e sonore, ricostruzioni scenografiche con sagome umane.
ll percorso interno sarà allestito in modo da fornire informazioni al visitatore, ma soprattutto con la funzione di suscitare emozioni mediante elementi visivi e sonori, con immagini storiche proiettate sulla roccia. 

Nei dintorni

Salendo sul passo della Scoglina dal borgo fontanino di Favale di Malvaro si svalica direttamente nella zona dell’Aveto, la più ampia e verdeggiante delle valli del Tigullio. Centro principale della zona è Santo Stefano, deliziosa località montana (si trova a 1000 metri d’altezza), Bandiera arancione del Touring, immersa nei boschi, punto di partenza di percorsi e sentieri immersi nel parco regionale dell’Aveto.

Durante l’inverno, il borgo si trasforma nella principale stazione sciistica della Liguria di Levante, attirando turisti sia dalla costa che dalla Lombardia e dall’Emilia, regione con cui il comune confina.

Grande importanza nell’economia della zona hanno agricoltura e allevamento, oltre alla produzione di formaggi e latticini nel caseificio della vicina Rezzoaglio.

Curiosità

La Fontanabuona è una terra di forte emigrazione, soprattutto verso Stati Uniti e Sudamerica.

Da Rossi, frazione di Lumarzo, ultimo comune della valle situato alle spalle di Genova, partì alla volta degli States Natalina Garaventa. Nel 1912 conobbe un altro emigrato, siciliano, di nome Antonio.  Nel 1915 nacque il loro unico figlio, Frank. Il suo cognome era Sinatra.

Da Favale di Malvaro, invece, partirono i genitori di Amadeo Peter Giannini, banchiere statunitense fondatore della Bank of America, mentre da Coreglia Ligure partì Angelo Noce, primo promotore, nel 1907, del Columbus Day in Colorado. 

Mappa
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