Per chi suona la campana
30 aprile 2015
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Restaurato il museo delle campane di Avegno. Storia, metodi e tradizione della produzione di campane

Usate per la liturgia, ma anche come segnale di allerta, le campane da anni scandiscono la vita dei borghi, in Liguria e in Italia. Ma come venivano costruite? Quali le tecniche, le procedure, i sistemi per creare una campana accordata ed efficace?

Oggi un piccolo museo ad Avegno, a circa 30 Km da Genova, racconta i particolari della loro realizzazione: le campane sono prodotte seguendo un metodo tradizionale. Viene realizzata la matta o falsa, un simulacro in argilla per lo stampo in terra refrattaria, poi la fusione della lega di bronzo e la tornitura manuale dei profili.

L’attività di produzione di campane fu intrapresa della famiglia Picasso dal XVI secolo. Fino agli anni Trenta del XIX secolo buona parte delle fusioni avveniva direttamente sul luogo di impianto dello strumento, con simulacri in terra locale e fusione del metallo in fornaci sul posto. Dalla fine dell’Ottocento, invece, grazie allo sviluppo della strada carrozzabile, la fonderia si spostò ad Avegno in una sede fissa in valle. L’attività è proseguita fino al 2005.

L’intervento di restauro, reso possibile grazie ai fondi del Progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013), ha interessato principalmente la zona della fornace nel seminterrato, realizzata con copertura in laterizio e struttura mista.

Con l’apertura del museo, che attualmente è visitabile rivolgendosi all’Ufficio Tecnico del Comune di Avegno, si amplia il progetto di valorizzazione della valle alle spalle di Recco che comprende i comuni di Uscio ed Avegno. Per l'arte di fondere campane ad Avegno e la produzione di orologi da torre ad Uscio, questi luoghi sono conosciuti in tutto il mondo come la "Valle del Tempo".