Castello di Bonassola
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Strada per Montaretto - 19011 Bonassola (SP)
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Il Castello di Bonassola Il Castello di Bonassola Il Castello di Bonassola Il Castello di Bonassola

Il golfo di Bonassola si apre tra Levanto e Framura, ai piedi degli ultimi rilievi che scendono dal passo del Bracco. Appartenuta ai Da Passano, Bonassola nel XIII secolo passò a Genova, che sfruttò il piccolo e ben riparato golfo come base navale.

Il Castello, di cui, dopo la costruzione della ferrovia, rimangono solo poche rovine, è posto su una collina alle spalle del borgo e fu edificato nella seconda metà del XVI secolo dopo un disastroso saccheggio dei pirati. Non si trovò mai coinvolto in rilevanti fatti d’arme e nel corso dell’Ottocento venne adibito a cimitero. Una successiva trasformazione alla struttura fu necessaria nel 1963 durante lo spostamento a monte della ferrovia.

L'edificio si presenta, oggi, a forma quadrata con due torri circolari negli angoli e con l'orologio pubblico; si sviluppa su tre livelli, di cui uno parzialmente interrato. Il fronte nord è caratterizzato ad est dalla presenza della torre circolare angolare, ad ovest da quanto rimane della torretta di guardia e al centro dal sistema degli accessi. Attualmente l’ingresso principale risulta al centro della facciata ed è raggiungibile con alcuni gradini; a questo livello si trova la partenza dell’antica scalinata che insieme al passaggio sospeso consentiva e consente ancora oggi, grazie alla sostituzione delle pedate con nuove piane di ardesia, l’accesso diretto al livello superiore.

Il fronte sud è stato oggetto di manomissioni ed interventi, non ultimo il consolidamento dell’area a seguito della realizzazione del tratto ferroviario, che ne hanno reso di più difficile interpretazione la consistenza originaria. Sono tuttavia ancora evidenti - al di sopra dei muri di contenimento dovuti ai lavori ferroviari - porzioni della struttura muraria delle due torri quadrangolari che caratterizzavano l’impianto complessivo degli originari bastioni e parti delle murature del settore centrale di questi ultimi.

Le murature perimetrali lato monte e i fianchi laterali sono le parti meglio conservate dell’involucro esterno e quelle che meglio testimoniano l’impianto e la tessitura muraria originali, mentre il lato a mare è quello maggiormente rimaneggiato nel tempo.

Un po’ di storia

Il castello di Bonassola si inserisce in un contesto architettonico e tipologico caratteristico della terra di Lunigiana, area compresa tra le province della Spezia e di Massa Carrara, ricca di castelli e difese lungo il litorale, riconducibili all’epoca Medievale, sorti per volontà di famiglie locali o degli stessi gruppi di abitanti, raramente a carattere residenziale o prettamente militare, più spesso come avamposti di avvistamento o di sosta funzionali alla difesa degli antichi borghi costieri. Questa tipologia è riconducibile ad un modello architettonico di semplice concezione e realizzazione, riconoscibile dai caratteri distributivi interni di estrema chiarezza, dalla schiettezza strutturale e formale dei volumi e dalla mancanza pressoché totale di decorazione.

La sua edificazione è la risposta alle sempre più frequenti incursioni piratesche nella zona.
Il 23 febbraio 1557 si riuniscono nella chiesa di Framura gli abitanti di Bonassola, Montaretto e San Giorgio per discutere dell'erezione di una postazione di difesa. Un nuovo assalto dei pirati nel 1560 e ancora nel 1561 alla chiesa di San Giorgio, gettano definitivamente le basi per la costruzione di una torre presso la marina di Bonassola, fortemente voluta dagli esponenti delle principali famiglie della zona. Il luogo, “in un piccolo colle che resta nel mezzo”, fu designato dal patrizio Francesco Fornari, chiamato quale arbitro tra le parti, assistito dall’architetto Bernardo.

La successiva notizia, datata 1565, riguardante le somme che la Repubblica di Genova intendeva assegnare per le artiglierie, cita tra i destinatari la “Fortezza a Bonassola” e colloca quindi in questa data la presenza non solo di una torre di avvistamento ma di un vero e proprio castello, con caratteristiche di avamposto militare della Repubblica.

Nel corso del XIX secolo, oramai non più necessario allo scopo difensivo, fu trasformato in un piccolo cimitero. Successivamente all’adattamento cimiteriale e allo spoglio nel 1814-1815 delle artiglierie rimaste, risulta evidente il progressivo stato di abbandono del manufatto.

Nel 1934 il Ministero dell’Educazione Nazionale – Amministrazione dei Monumenti, Musei, Gallerie e Scavi di antichità, classifica il Castello di Bonassola come oggetto di importante interesse e ne attesta alla Soprintendenza il vincolo. Nel giugno del 1957 il Comune di Bonassola ottiene il nulla osta per eseguire modifiche estetiche e formali, tra cui l’aggiunta di una campana, alla struttura dell’orologio.

Il Castello e la sua tutela diventano nuovamente oggetto di dibattito a partire dal 1962 in occasione dello sdoppiamento della linea Ferroviaria Genova - La Spezia, in quanto la nuova sede designata ad accogliere la ferrovia nell’abitato di Bonassola si colloca proprio nelle immediate adiacenze del Castello.
I lavori sul tratto ferroviario si protraggono oltre il 1967, sviluppandosi in due direzioni diverse: le opere prettamente funzionali alla messa in opera della ferrovia e le opere volte alla salvaguardia dell’area adiacente al Castello e alla tutela del Castello stesso, mediante il consolidamento parziale delle murature lesionate e l’apposizione di numerose catene di contenimento.

L’intervento

Il perdurare dello stato di abbandono del Castello e l’assenza di qualsiasi intervento manutentivo hanno determinato una condizione di incuria tale da renderlo inagibile per ragioni di sicurezza e destinato il manufatto ad un degrado sempre crescente.

Nell’ambito del progetto di valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del POR FESR 2007-2013) si intende restituire alla comunità l’intero complesso fortilizio conservandone l’immagine nel rispetto della memoria racchiusa nella consistenza materiale del fabbricato e puntando al suo riutilizzo e al recupero dei percorsi e degli spazi verdi circostanti.

I prospetti esterni vengono interessati da operazioni di pulitura e di consolidamento del paramento murario e delle malte, con disinnesco del materiale pericolante.

Per quello che riguarda gli interni è prevista una ristrutturazione generale che consenta la realizzazione di un centro destinato ad ospitare manifestazioni ed eventi, creando così un polo di interesse culturale per tutta la zona.

Il recupero del manufatto, inserendosi in un programma di riqualificazione e recupero delle emergenze già avviato dal Comune attraverso interventi su chiese, centro storico e percorsi, intende potenziare l’attrattività turistica del territorio attraverso le sue emergenze storico-culturali e restituire continuità al tessuto urbano di Bonassola che risulta reciso dal passaggio della ferrovia: il Castello, vista la sua posizione nella zona a monte dei binari, non più oggetto abbandonato ma punto di interesse, contribuisce a ricostituire un legame tra la parte a mare e quella a monte del paese.

Nei dintorni

Interessanti gli edifici settecenteschi all'interno del borgo, come palazzo Farina e palazzo Saporiti. La parrocchiale di Santa Caterina è del XVI secolo: all'interno è visibile un San Francesco attribuito a Bernardo Strozzi, altre opere di artisti liguri e un pregevole organo del XVIII secolo. Di poco successiva la chiesa di San Giorgio, nella frazione omonima, costruita con le pietre dell'antica torre dell'orologio, crollata per un cedimento del terreno; la chiesetta della Madonna della Punta, sulla scogliera del promontorio occidentale, è meta di una passeggiata facile e suggestiva.

Altrettanto interessanti sono gli antichi centri a mezzacosta. Montaretto si raggiunge da Bonassola attraverso un sentiero tra vigne e ulivi. A poca distanza dal paese si trova un antico "hospitale" per pellegrini, ristrutturato in occasione del giubileo del 2000. Proseguendo si arriva a Reggimonti, altro borgo molto antico, dove si trova la chiesa di Santa Maria Assunta del XIII secolo.

Levanto si raggiunge facilmente a piedi, percorrendo il sentiero sul mare nella macchia mediterranea, che in alcuni tratti si incrocia con la vecchia ferrovia abbandonata.

Lungo l’arco costiero limitrofo sono facilmente individuabili sistemi di avvistamento e di difesa, a testimonianza del fatto che il territorio di Bonassola è da tempo inserito in un sistema più ampio di fortificazioni: da castelli con strutture complesse ancora ben conservate, come il Castello di Portovenere e quello di Riomaggiore, a torri minori di avvistamento lungo i sentieri a mezza costa – Vernazza, Framura, Deiva Marina - a fortilizi, come quello in oggetto.

All’interno dello stesso territorio comunale, esempio ne è anche l’ormai in rovina Torre di San Giorgio o Torre degli Ardoino che, situata più a monte nell’antico borgo di San Giorgio di Reggimonti, fu costruita per volere dalla cittadinanza nel 1544, ma che, a causa di un probabile cedimento del terreno, andò presto distrutta e non più riedificata; nei ruderi ancora esistenti sono evidenti i caratteri originali della costruzione, facilmente accomunabili nella tipologia formale e costruttiva alla stessa tradizione in cui si inserisce anche il vicino e di poco più tardo Castello di Bonassola.

Curiosità

Per chi lo assaggia la prima volta è un semplice raviolo fritto ripieno di verdure. Pochi sanno che il Gattafin ha origine dalla raccolta di erbe selvatiche da parte dei lavoratori di una vecchia cava di pietra in località "la gatta", nelle vicinanze di Levanto e utilizzate dalle loro mogli per preparare questo piatto, chiamato quindi "finezza della gatta" ovvero Gattafin. Cipolla e carciofi soffritti e poi mescolati con bietole, erbe di campagna, parmigiano reggiano e racchiusi in una sfoglia fritta in olio bollente.

Una spiegazione più ricercata dell'etimologia fa risalire le origine del nome a gattafura, parola trecentesca che indica "rafioli" e torte. Sia Maestro Martino, uno dei cuochi più famosi del XV secolo nel suo “De arte Coquinaria”, che Bartolomeo Scappi, cuoco segreto di papa Pio V, ci hanno lasciato notizie sulla Gattafura.
Nel libro V della sua celebre Opera (1570) ci riporta la ricetta della Gattafura alla Genovese, una torta di erbe e formaggi, simile alla più recente torta pasqualina.

Piatto tipico della zona, il Gattafin è celebrato da una sagra che si svolge ogni anno nella frazione di Montaretto, solitamente nel mese di giugno.

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