Parco di Villa Doria a Genova
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piazza Bonavino, 7 - 16156 Genova (GE)
Il parco Il parco

Nel 2012 è stato eletto uno dei dodici parchi più belli d’Italia. E per ammirarlo basta spostarsi di qualche chilometro dal centro di Genova e raggiungere il quartiere di Pegli.  A pochi passi dalla stazione ferroviaria, facilmente raggiungibile anche con l’auto,  ci accolgono i 115.000 metri quadrati di parco a sfondo della villa costruita nel XVI secolo per il ricchissimo banchiere Centurione, consuocero di Andrea Doria, abitata dal principe Gian Andrea Doria e discendenti, ora proprietà comunale come la maggior parte delle Ville storiche genovesi.

Il parco della villa è attribuito all’attività dell’architetto perugino Galeazzo Alessi che, in particolare nell’ideazione del laghetto artificiale, provvisto di isolotto centrale, adotta soluzioni diverse rispetto al gusto geometrico ricorrente nel giardino rinascimentale.  

Il laghetto, alimentato dal rio Archetti, è situato nella parte più elevata del parco, immediatamente a valle del campeggio di Villa Doria, e versa attualmente in condizioni di forte degrado, dovuto a molteplici fattori, sia di carattere manutentivo sia di carattere ambientale.

L’isola è di forma ellittica e contiene una piccola montagna rocciosa con anfratti e stalattiti, davanti alla quale erano poste, tra giochi d’acqua, statue di ninfe e satiri, di cui abbiamo testimonianza fotografiche ancora negli anni Trenta del secolo scorso. Altre fotografie dello stesso periodo testimoniano la presenza di un romantico ponticello ligneo che collegava le due sponde del lago.

In un angolo dello specchio d’acqua è presente anche una galleria, profonda alcuni metri, destinata un tempo ad ospitare una barca.

Un po’ di storia

Villa Centurione Doria, lo straordinario complesso architettonico e paesaggistico sorto nel XVI secolo e che ebbe il suo padrone di casa più illustre in Gio. Andrea Doria, a partire dalla fine degli anni Venti del secolo scorso è sede del Museo Navale di Genova.

Completato il restauro dell'edificio nel 2001, con il conseguente riallestimento delle collezioni relative ai secoli che vanno dal XII al XVI, dal 2004, anno dell'apertura del Galata Museo del Mare, Villa Doria ho trovato una nuova identità, sempre nell'ambito dei Musei del Mare e della Navigazione.

L’intervento

Il lungo periodo di abbandono ha comportato il progressivo deterioramento del giardino e del laghetto, ma attraverso il progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013)  è stato possibile intervenire per ripristinare l’antico aspetto di entrambi.

Il laghetto ha di nuovo la profondità originaria massima di 7 metri, che - a causa dei lavori eseguiti negli anni '70, dettati da esigenze di sicurezza - erano stati ridotti a 70 cm.
Sono stati ripristinati i giochi d'acqua dell'isolotto, i suggestivi percorsi perimetrali, il caratteristico ponticello rustico in legno e la zona devastata dalla frana nell'alluvione del 1993, oltre alla scalinata che permetterà nuovamente l'accesso al parco da via Vochieri.  

Nei dintorni

La chiesa di Santa Maria e dei Santi Nazario e Celso in Multedo, più conosciuta semplicemente come chiesa di Monte Oliveto, fu fondata dai Carmelitani calzati nel XVI secolo, anche se  una prima chiesa dedicata ai Santi Nazario e Celso esisteva probabilmente già prima dell'XI secolo.

La nuova chiesa cinquecentesca, costruita con l’appoggio della famiglia Lomellini, insieme al convento visse il suo periodo di maggior splendore a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.
Nel 1812 i Carmelitani abbandonarono la parrocchia e la chiesa fu affidata al clero secolare; subì vari restauri nell'Ottocento, quando fu rifatta la facciata (1840), e all'inizio del Novecento.

La chiesa, a tre navate e con nove altari, conserva numerose opere d'arte, tra cui una tavola di Pier Francesco Sacchi, alcuni dipinti attribuiti a Bernardo Castello  e due tele di Antonio Semino.
Il sagrato offre tuttora un ampio panorama sul mare.

Curiosità

Pegli ha visto molti suoi concittadini emigrare, nei secoli passati, verso Paesi stranieri. Di gran lunga la più importante è l'emigrazione partita proprio da Pegli verso l'isola di Tabarca, in Tunisia, nel 1540, quando i Lomellini presero in concessione la piccolissima isola al largo delle coste tunisine per avviare la pesca del corallo.

Furono poi i pegliesi di Tabarca a colonizzare, nella prima metà dell'Ottocento, due isole della Sardegna, allora disabitate, San Pietro e Sant’Antioco, dove ora sorgono Carloforte e Calasetta.
In questi luoghi la lingua ha profonde legami con l’antico ligure, e il dialetto parlato dalla popolazione della zona è un molto simile all’antico genovese, con influenze apportate dal sardo e una spruzzata di elementi arabo-tunisini, traccia evidente del passato nordafricano delle popolazioni che colonizzarono queste terre nel sud della Sardegna.

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