Villa Serra di Comago
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Il parco e la villa Il parco e la villa

Nell’immediato entroterra genovese, lungo la Val Polcevera, si trova il complesso architettonico di Villa Serra di Comago, costruito sulla sponda sinistra del torrente Secca.

Il complesso, sapientemente affacciato sul parco, è composto dalla settecentesca Villa Pinelli e dalle sue dipendenze alle quali, nel 1850 il marchese Orso Serra ha affiancato il cottage in stile tudor. Il piano terra è caratterizzato da un’elegante boiserie e da un ricco soffitto a cassettoni in rovere della Slavonia, regione della Croazia orientale. La facciata tricuspidata spicca per i trafori delle finestre e dei bowindow.
Accanto alla palazzina si erge la torre merlata affiancata agli antichi locali delle masserie e delle stalle.

Il parco all’inglese, realizzato alla metà dell’Ottocento, si estende per nove ettari sul fondovalle pianeggiante del Rio Comago. Percorsi a serpentina, assi visivi e coni prospettici accompagnano il visitatore tra boschetti e ampi prati alla scoperta di laghi, ruscelli, cascate e un prezioso impianto di specie arboree esotiche.

Un po’ di storia

All'inizio dell'Ottocento i marchesi Serra acquistano dalla famiglia Pinelli la proprietà che il marchese Orso, dopo un viaggio a Londra nel 1851, decide di trasformare costruendo una villa in stile Tudor, una torre medievale e un parco in stile inglese.
La realizzazione del progetto viene affidata a Carlo Cusani.

Matrice di tutto il complesso è Palazzo Pinelli, costruito nel XVII-XVIII secolo con una impostazione planimetrica ad U: l'ala est viene demolita e sostituita dal Cottage Tudor realizzato da Cusani utilizzando il progetto tratto dall'Encyclopedia of cottage, farm and villa architecture di John Claudius Loudon, edito a Londra nel 1846.
La Casa dei Manenti, composta da un corpo a L, viene in parte demolita attestandovi la torre medievale, costituita da un corpo rettangolare sormontato da un torrione merlato circolare.

Carlo Cusani plasma il gruppo edilizio per trasformarlo in una sorta di piccolo villaggio medievale, amalgamando tutte le murature del complesso tramite una pittoresca decorazione neogotica dipinta che riveste le superfici esterne.
Cusani è anche il progettista del parco romantico all'inglese, con all'interno laghi e cascate che creano un paesaggio davvero suggestivo e pittoresco.

Morto il marchese Orso, nel 1882 il parco passa agli eredi e nel 1938 alla Curia Genovese. Il complesso comincia ad essere utilizzato per usi impropri e trascurato: al degrado naturale si sommano i danni causati dall'ultima guerra.

Nel 1982, l'intero complesso viene acquistato dai Comuni di Genova, Sant'Olcese e Serra Riccò, che, per gestirlo, costituiscono il Consorzio Villa Serra.
Nel 1992, in occasione delle manifestazioni colombiane per il cinquecentenario della scoperta dell'America, il parco è stato riaperto al pubblico dopo un restauro che lo ha riportato alle sue linee originarie, mentre la villa è stata riportata al suo antico splendore nel 2001.

L’intervento

A seguito dei restauri iniziati nel 1992 e ad una gestione mirata, il parco si trova in una buona condizione di conservazione sia per quanto riguarda gli aspetti botanico-paesistici che per le architetture quasi interamente recuperate.
Una gestione attenta alla conservazione e alla valorizzazione ha implementato nel tempo il valore fruitivo del bene accrescendolo di attività di richiamo per il pubblico.

Nell’ambito del progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) è prevista la realizzazione di un edificio “portineria” , in sostituzione di un prefabbricato in legno insufficiente dal punto di vista della capacità e assolutamente improprio per le qualità estetiche, nel quale trovino sede la biglietteria con tutte le funzioni di accoglienza, comprese quelle connesse alla visita per i diversamente abili e quella multimediale per i non vedenti.

E’ prevista inoltre la realizzazione di un tratto di percorso di servizio che colleghi il percorso principale del parco con l’accesso alla nuova portineria e, per la gestione dei flussi di visitatori, un varco organizzato con tornello girevole destinato alla sola uscita; a tal fine viene realizzato anche un ampliamento della cancellata d’ingresso tramite la costruzione di un nuovo pilastro.

L’area giochi per bambini è stata recentemente riorganizzata nel rispetto delle norme di sicurezza.
Al centro del sito, opportunamente perimetrato e interdetto alla fruizione, vi è il rudere di un’ antico edificio rurale, crollato una quindicina d’anni fa a causa del totale abbandono.

Il progetto prevede la ricostruzione dell’edificio e, accanto ai due volumi originari, posti in continuità ma a due livelli diversi perpendicolarmente ai terrazzamenti del pendio collinare, se ne inserisce, nel totale rispetto della tipologia, un terzo avente le stesse proporzioni ma posizionato parallelamente all’andamento morfologico. È previsto anche il rifacimento del muro del terrazzamento su cui si appoggia l’edificio.

Nei dintorni

Sant'Olcese è un paese della val Polcevera, nell'entroterra genovese, collocato tra il rio Secca e lo spartiacque con le alte valli dei torrenti Scrivia e Bisagno.
Per raggiungerlo si può utilizzare il trenino di Casella che parte dal centro di Genova: il panorama si apre su prati e frutteti e sulla guglia calcarea del monte Tullo (526 metri).

Dalla stazione parte anche il sentiero botanico di Ciaè, che ricalca l'antico tracciato per Orero.
Digradando dolcemente, il sentiero attraversa il ponte medievale sul rio Pernecco e il minuscolo borgo di Ciaè, antico punto di sosta per i muli che trasportavano frutta, grano e altri prodotti della terra per l'antica strada del sale.

Il paesino, che porta il segno di insediamenti antichissimi, è ora abbandonato, ma servì da rifugio per gli sfollati durante la guerra e rivive nella festa campestre di maggio.

Curiosità

Il toponimo deriva dal vescovo normanno Olcese che visse in questa valle e al quale la tradizione attribuisce, oltre a numerosi miracoli, anche la costruzione della chiesa che ora porta il suo nome.
Documentata dal 1143, la chiesa venne edificata sui ruderi di un antico castello (almeno il campanile originario, anteriore al Mille) e custodisce le reliquie del santo.

Nonostante le dispute con la vicina Orero per la ricetta autentica, il "Sant'Olcese" per i genovesi è il salame per eccellenza e non può mancare alla sagra annuale dedicata all'insaccato che tradizionalmente si deve accompagnare con le fave e il formaggio sardo fresco.

Mappa
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