Villa romana del Varignano Vecchio
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Comune di Portovenere: via Giuseppe Garibaldi, 9 - 19025 Portovenere (SP)
Telefono: 0187 79 48 00
Gli scavi nella villa Gli scavi nella villa

Il più piccolo comune della Provincia della Spezia è un concentrato di bellezza. Inserito, insieme alle Cinque Terre, nei siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, Portovenere è uno dei luoghi più affascinanti e colmi d’incanto della Liguria: un porticciolo riparato, fatto di un lungomare su cui si affacciano una miriade di tipiche strette case liguri, addossate l’una all’altra e dipinte a colori vivaci, un maestoso castello che domina l’abitato.

Senza dimenticare la splendida chiesa romanica di San Pietro che si innalza a picco sul mare, sul promontorio roccioso che si slancia verso il largo.
Da non perdere, tutto attorno, il mare cristallino e le scogliere a picco sul mare, che dominano con la loro asprezza il paesaggio che sale verso le colline, coperte di boschi e macchia mediterranea.
Ma Portovenere non è solo testimonianze di grandezza medievale o natura maestosa e incontaminata: nella frazione di Varignano, infatti, è venuta alla luce villa romana marittima con tanto di darsena e banchina,  a cui si aggiungevano una serie di impianti per la produzione e l’esportazione dell’olio.

Situata al fondo di una piccola valle ricca di acque, circondata da un oliveto, si tratta di una villa padronale e costituisce una testimonianza unica nel territorio ligure: essa fungeva sia da base per una fiorente azienda agricola, che da luogo di svago e di riposo.
Oltre a questo, esisteva un impianto termale  con calidarium, sudatorium, tepidarium e frigidarium, il tutto disposto attorno ad una grande vasca con fontana. Le rovine testimoniano l’esistenza di una grande cisterna a due navate, della capacità di 700 mila litri d’acqua.

Con il progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) si vuole intervenire sul casale Turra, uno dei tre casali storici della zona, edificato nel 1717 e realizzato sulle strutture di uno dei due atri della parte abitativa della villa romana. L’intervento prevede la realizzazione di un approfondito scavo archeologico e il recupero dell’edificio.

Un po’ di storia

Il sito, in posizione particolarmente favorevole, rivela tracce di presenza umana a partire dal II secolo a.C.  
Il primo nucleo della villa viene edificato nel periodo successivo alla fondazione colonia di Luni, avvenuta nel 177 a.C., con tutta probabilità dopo  il 155 a.C., anno nel quale i Liguri Apuani vengono definitivamente sconfitti dai Romani e la zona viene pacificata.
Agli inizi del I secolo a.C. la prima costruzione viene sostituita da un nuovo complesso residenziale. Attraverso il succedersi di diverse fasi costruttive, il sito rimane stabilmente abitato fino al VI secolo d.C.

Dopo un periodo di abbandono, tutta l’area comincia ad essere curata da un gruppo di monaci olivetani. Allo stesso tempo vengono edificati tre casali rustici, realizzati rispettivamente utilizzando le fondamenta romane della grande cisterna, dei porticati della Grande Corte e di uno dei due atri della parte residenziale.

Uno dei tre, il casale Turra, costruito nel 1717 e  abitato fino agli anni ’80 del secolo scorso, necessita di urgenti interventi di restauro e recupero.

L’intervento

Il progetto prevede due fasi: la prima prevede lo scavo archeologico del sedimento sottostante il casale, in previsione dei lavori di restauro e recupero.
A seconda dei risultati dell’indagine archeologica, tenuto conto che si interviene su pavimenti a mosaico, si dovrà valutare l’opportunità di mantenere in vista eventuali parti di particolare pregio o interesse scientifico.

La seconda fase è relativa ai lavori sull’immobile che consisteranno nel recupero delle fondazioni, compatibilmente con le emergenze archeologiche, nel consolidamento delle murature, dei solai e della copertura. È prevista la realizzazione di servizi igienici.
Poiché l’immobile è destinato alla vigilanza e all’accoglienza, saranno predisposti tutti gli elementi per consentire lo svolgimento di queste attività. In particolare sarà allestito uno spazio dedicato all’introduzione alla visita della villa romana con materiale illustrativo e didattico.

La parte dell’edificio riservata al pubblico (piano terra) sarà realizzata in conformità alle norme di accessibilità per i disabili, compatibilmente con la struttura dell’edificio stesso.  Con la realizzazione dei percorsi di visita, anche  parte dell’area esterna sarà accessibile ai disabili.

Gli interventi previsti mirano a inserire a pieno titolo il complesso del Varignano in un insieme di pregio più ampio, comprendente il Convento degli Olivetani alle Grazie e i tesori architettonici e paesaggistiche di Porto Venere, un insieme di elementi che hanno portato all’iscrizione del borgo nell'elenco dei siti Unesco.

Nei dintorni

Come dimenticare che, proprio all’interno del comune di Portovenere, di fronte al porticciolo, oltre uno stretto braccio di mare, si trova il bellissimo arcipelago della Palmaria, anch’esso inserito nel Patrimonio dell’umanità Unesco: oltre all’isola principale a cui deve il nome, ci sono il Tino e il Tinetto, veri e propri avamposti rocciosi verso l’azzurro del mare, con bianche pareti a strapiombo.

Un battello effettua servizio di collegamento tra Portovenere e l'isola Palmaria, completamente incontaminata, con alcune  spiagge, ripide scogliere e numerose grotte, alcune sommerse, altre accessibili soltanto dal mare.

 

Il Tino è zona militare, e viene aperta al pubblico una volta all'anno. Sull’isola, seconda in ordine di grandezza dell’arcipelago,  sono ancora presenti i resti di un monastero del nono secolo.
Lo scoglio del Tinetto, pur essendo di piccole dimensioni, ha ospitato per secoli una comunità di monaci, di cui di vedono i resti delle celle, ma anche di una piccola chiesa e di un oratorio.

Curiosità

Portovenere è un borgo antichissimo, abitato da tempo immemore e ricco di tracce storiche: la parte più antica del paese era situata sul promontorio dove attualmente sorge la chiesa di San Pietro.
L’edificio religioso fu costruito dai genovesi, che in questo modo ringraziarono gli abitanti di Portovenere per l’aiuto loro fornito nella conquista della vicina Lerici.

In origine, però,  in questo luogo sorgeva un tempio a Venere Ericina: il nome del borgo è legato proprio a questo tempio della dea dell’amore.

Mappa
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