Museo del relitto romano
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piazza della Stazione, 1 - 18010 Santo Stefano al Mare (IM)
Telefono: 0184 48 64 88
Fax: 0184 48 68 20

Al centro della Provincia di Imperia, affacciato sul mare in una delle zone turistiche più rinomate della Liguria e di tutta Italia, sorge Santo Stefano al Mare, adagiato tra lunghe spiagge di sabbia, coste frastagliate e le ricche coltivazioni floreali delle colline.

Questo tipico borgo ligure è una delle tappe dalla pista ciclabile del Ponente. Oltre 20 chilometri di strada riservata a pedoni e ciclisti sul tracciato dell’antica ferrovia, spostata a monte agli inizi del XXI secolo. Un percorso unico su una delle piste più lunghe del Mediterraneo, tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare.

Un percorso pianeggiante che attraversa piccoli borghi e costeggia il tipico litorale costiero,  che offre scorci suggestivi un tempo inaccessibili per la presenza della strada ferrata, e da cui è possibile accedere facilmente a spiagge e scogliere.

Sul fondale di fronte a Santo Stefano, conosciuta in epoca romana col nome di Porciana,  è stato rinvenuta un’imbarcazione romana affondata, la cui presenza è evidenziata da decine di anfore di terracotta.

Grazie al progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria (Asse 4 del Por Fesr 2007-2013) si vuole realizzare un progetto di potenziamento turistico e di valorizzazione archeologica di questo relitto, attraverso l’installazione di telecamere che riprendano costantemente l’imbarcazione  e l’allestimento di un museo interattivo con ricostruzioni e proiezioni di queste immagini dal fondo del mare.

Un po’ di storia

Il relitto di Santo Stefano rappresenta una delle più importanti testimonianze dirette relative ai traffici marittimi che durante l’epoca romana interessarono le coste della Liguria.

Attualmente sul fondale di fronte al borgo, a circa 58 metri di profondità e a due miglia e mezzo dalla costa, è visibile un deposito di molte anfore romane, prevalentemente integre, risalenti al I secolo avanti Cristo.

Le indagini ad oggi condotte, limitate ad una ricognizione di superficie ed al recupero di un campione di anfora, non hanno consentito di definire l’esatta estensione del giacimento archeologico (stimato in circa 15-20 metri di lunghezza per  5-8 di larghezza, 150 metri circa quadrati di superficie), il numero delle anfore trasportate e l’eventuale presenza di elementi lignei dello scafo dell’antico naviglio.
La presenza di un numero considerevole di anfore integre ed il buono stato di conservazione portano a ritenere probabile che il deposito archeologico si estenda anche al di sotto dello strato di fondale.

In ogni caso si tratta, probabilmente, del carico trasportato da una nave oneraria romana, affondata nel corso di un viaggio commerciale lungo la costa ligure.

L’intervento

Il progetto propone l’utilizzo di una sala polifunzionale già esistente, nelle vicinanze dell’ex stazione ferroviaria, da adibire a museo interattivo. Allo stesso tempo si vuole rendere fruibile e allo stesso tempo tutelare il relitto, allestendo un sistema di videosorveglianza sottomarino, che possa permettere la visione in diretta delle immagini trasmesse dal fondo del mare, trasmesse in un contesto museale e scenografico all’avanguardia, in grado di garantire una fruizione interattiva del patrimonio storico ed archeologico.

Innanzitutto la realizzazione di un sistema di videosorveglianza subacquea garantisce una corretta salvaguardia del relitto, oltre a consentirne uno studio con metodi non invasivi.
È previsto che il sistema video subacqueo, collegato a un impianto di trasmissione su boa galleggiante, sia alimentato da un sistema a pannelli solari.

Le immagini verranno inviate in diretta al museo,  uno spazio espositivo multimediale, sensoriale, con una ricostruzione del relitto a grandezza naturale. Prevista  la possibilità di visione costante delle immagini del relitto e quella di compiere un viaggio virtuale sul fondo del mare, grazie ad una scenografia che riprodurrà suoni, luci e colori tipici dell’habitat subacqueo.

È previsto l’utilizzo di tecnologie degli allestimenti teatrali, con teli-schermo semitrasparenti, impianti di illuminazione e gestione del sonoro, oltre che filmati video e proiezioni.

All’uscita dalla visita, infine il visitatore troverà un ambiente che simuli l’interno di un sommergibile. In questo spazio un periscopio consentirà di avvistare la piccola boa di segnalazione collocata in corrispondenza del relitto.

Nei dintorni

La Riviera dei Fiori offre moltissime attrazioni: da Imperia a Sanremo, dalla spiagge alle valli dell’entroterra.  Proprio sui primi contrafforti delle Alpi Marittime, a poca distanza dal confine francese, sorge Dolceacqua. Piccolo borgo medievale, culmina nel Castello Doria a cui si giunge percorrendo gli stretti vicoli inerpicati sul pendio. Claude Monet visitò Dolceacqua nel 1884, e rimase impressionato dal delicato ponte medievale che attraversa il Nervia, tanto da dedicare a questa struttura uno dei suoi quadri.

Da non dimenticare i sapori di questa terra di confine, apra e dura: il Rossese di Dolceacqua, vino rosso leggero, dal sapore inconfondibile, viene prodotto in queste valli da un vitigno autoctono.
Oltre a questo, uno dei prodotti tipici non solo di Dolceacqua ma di tutta la zona, è l’olio ricavato dalle olive taggiasche, nere e saporite, tipiche del Ponente.

Curiosità

Nel vicino entroterra di Santo Stefano al Mare, non distante da Dolceacqua ma più in alto sulle Alpi, si trova il borgo di Triora, il cui territorio comunale confina con la Francia.

Costruita su un costone roccioso in valle Argentina, luogo montano, nebbioso in autunno e in inverno, circondato da una atmosfera  misteriosa, è famosa per i processi e roghi di streghe che si tennero proprio qui alla fine del Cinquecento.
In un funesto biennio, dal 1587 al 1589, alcune donne del posto vennero accusate di essere responsabili di pestilenze, carestie, della morte degli armenti. In alcuni casi si arrivò persino a sospettare queste persone di cannibalismo di neonati.

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