Ventimiglia romana - Forte dell'Annunziata
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Il forte dell'Annunziata Il forte dell'Annunziata

Le origini

Le prime tracce di insediamento umano nella zona di Ventimiglia risalgono addirittura al paleolitico, come ben testimoniato dal celebre insediamento dei Balzi Rossi, un complesso di grotte che recano testimonianze della presenza umana da 230.000 a 10.000 anni fa e che costituiscono uno dei siti più importanti per lo studio dell’uomo preistorico e non certo solo ligure.

Le popolazioni locali continuarono ad abitare intensamente l’area situata tra il fiume Roja e il Nervia, conducendo nei secoli una difficile lotta per la sopravvivenza tra almeno due generi di invasori: da nord, le tribù celtiche (poi note come “Galli”), e da ovest le colonie greche del nord tirreno, Marsiglia su tutte.

In quei secoli Ventimiglia, o Albium Intemelium, era un “oppidum”, ovvero una città fortificata da una cinta muraria posto sul declivio dell’area posta tra i due fiumi.

Già all’epoca la città svolgeva un ruolo di cerniera, di confine tra culture e civiltà diverse. Non è un caso che, anche dopo la conquista, i romani vi attribuissero questo valore, definendo lì il confine dell’Italia. Solo successivamente spostarono il confine a La Turbie.

Albintimilium

I romani occuparono definitivamente la città nel 180 a.C., alla fine di un periodo turbolento durante il quale il Ponente ligure fu un importante protagonista della seconda guerra punica

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Mentre Genova, da sempre fedele alleata di Roma, si trovò a fare i conti con le devastazioni e i saccheggi operati sul proprio territorio dal cartaginese Magone (il cui ricordo secondo una leggenda sopravvive nel modo di dire in dialetto genovese “avere il magone”), i liguri di ponente si schierarono con i Cartaginesi.

Tra di loro nella lotta anti-romana primeggiavano in particolar modo i vicini Ingauni (Albium Ingauneum, ovvero Albenga) i quali non si fermarono neanche dopo la sconfitta di Cartagine. Sottometterli non fu facile; ci volle ancora un ventennio di guerre quando, sconfitti da Lucio Emilio Paolo tra il 182 ed 181 a.C., i liguri di ponente furono costretti a clausole abbastanza dure, anche se non durissime.
Gli fu, per esempio, impedito di costruire mura e furono obbligati a consegnare a Roma tutte le triremi. Segno tra l’altro, di una discreta capacità di costruire flotta.

Da quel momento la città, che prese pian piano il nome contratto di Albintimilium, entrò progressivamente e senza strappi “nell’orbe romano”. Nulla di traumatico e violento, se si pensa, invece, a ciò che accadde esattamente dalla parte opposta della Liguria, nelle alpi Apuane che videro la deportazione di massa di 47.000 locali e la fondazione ex-novo di Luni.

Così inizia la storia “romana” della città, segnata almeno da quattro tappe fondamentali: la costituzione in municipium nell’89 a.C., la costruzione della nuova cinta muraria tra 80 e 60 a.C, e soprattutto il conferimento della cittadinanza romana a tutti i suoi abitanti, voluta da Cesare, nel 49 aC.

Infine, nel 12 a.C., a Ventimiglia giunse la Aemilia-Scauri, una strada che la collegò a occidente ad Arles ed alla Gallia meridionale, e ad oriente ad un complesso sistema viario che connetteva ad intreccio le principali città della costa ligure con la pianura padana e con il resto del mondo romano.

La Ventimiglia romana

L’area su cui si assesterà nei secoli la città romana era probabilmente più estesa della cinta muraria rintracciabile oggi, e sostanzialmente coincidente con l’area archeologica posta presso il Nervia, in quanto si pensa che anche l’area più coincidente con il vecchio oppidum ligure fosse abitata.

Tuttavia la cinta muraria oggi è difficilmente leggibile, pur restandone numerose e significative tracce tra cui la cosiddetta “Porta di Provenza”, successivamente abbattuta per far posto al Teatro.

E’ nel I secolo d.C che per Ventimiglia arrivò la svolta storica e urbanistica. Infatti, nel 69 d.C., a causa della violenta guerra civile scoppiata quell’anno in tutto l’Impero, Ventimiglia subì la distruzione da parte di uno dei contendenti, Otone. E’ un evento raccontato dalle fonti e confermato dai dati archeologici.
Al termine di quell’anno terribile si affermerà come imperatore Vespasiano, il capostipite, appunto, della dinastia Flavia.

Da quel momento in poi, però, la città visse un lungo periodo di pace e stabilità, che portò alla costruzione di tutti gli importanti edifici pubblici ora visibili: le Terme, il Teatro, per costruire il quale addirittura venne abbattuta la vecchia cinta muraria repubblicana, non più necessaria grazie alla “pax Romana”, e le Insule.

Poi vennero i secoli della crisi e della decadenza, ed anche Ventimiglia, come tutto il ponente, subì i danni delle invasioni barbariche ma, a differenza di Albenga, che fu prontamente ricostruita e migliorata, per il capoluogo Ingauno si assistette ad un progressivo e lento logorio che la portò alle soglie del Medioevo.

Il Forte dell’Annunziata

Posto dalla parte opposta dell’attuale Ventimiglia rispetto alla città romana, il Forte dell’Annunziata è il monumento oggetto dell’intervento dell’Asse IV del Por – FESR, finalizzato all’ulteriore miglioramento e ingrandimento del già ricco ed importante museo “Girolamo Rossi” che ospita.

Il Forte venne edificato nel XIX secolo a seguito delle decisioni imposte dal Congresso di Vienna. In sostanza, gli austriaci “imposero” al Piemonte di utilizzare parte delle risorse ottenute dal risarcimento francese per fortificare quell’accesso troppo facile alla pianura padana che si era rivelato essere il complesso delle alpi occidentali.

Uno dei baluardi costruito in tal senso fu proprio il Forte dell’Annunziata, vero capolavoro di ingegneria militare. Già sul finire del secolo il forte perse importanza strategica, per vederla definitivamente archiviata nel dopo guerra. Dopo la cessione dal Demanio al comune di Ventimiglia, è del 1984 la decisione di erigervi il museo Rossi.

Il museo raccoglie importantissime testimonianze della Ventimiglia romana, ed è per questo che il forte e l’area archeologica sono stati inseriti nel medesimo progetto di Liguria Heritage: visitando il Forte dell’Annunziata, e poi utilizzandola applicazione “Liguria Heritage AR – Experience”, potrai “ritrovare” i reperti sul sito in cui sono stati usati tanti secoli fa e trovati dagli archeologi moderni.

Il museo è dedicato a Girolamo Rossi, erudito ventimigliese vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo e grande protagonista della archeologia del ponente ligure.
Sei sale per 1200 mq lo fanno il più esteso museo archeologico della Liguria, tutti interamente a questa importante città dell’antico mondo romano.

L'intervento

L’intervento di restauro e risanamento conservativo, nonché di consolidamento della fortezza, fa parte di un progetto più articolato, coordinato dalla Provincia, di valorizzazione e rifunzionalizzazione del sistema difensivo nella storia del ponente ligure.
Insieme alla fortificazione di Castel d’Appio e al Forte San Paolo, faceva parte, infatti, del sistema difensivo di Ventimiglia finalizzato a rafforzare il confine occidentale del Regno Sabaudo.

Il progetto realizzato ha consentito il recupero dei vani a piano terra, della terrazza aperta sul mare di Punta Rocca e degli spazi sottostanti che ospiteranno un ampliamento del percorso espositivo del Museo Archeologico già presente.
In ultimo sono stati completati la parte impiantistica e tutti gli allestimenti museali.

Mappa
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